Caravaggio tra gli dei mortali del Casino Aurora

Mentre si discute di compravendite, Francesco Scoppola guarda e cerca di comprendere l’unica pittura murale attribuita al maestro lombardo

Un dettaglio del dipinto murale di Caravaggio «Giove, Nettuno e Plutone», Casino dell'Aurora, Roma
Francesco Scoppola |  | Roma

Mentre si discute di compravendite (la vendita all’asta del Casino Ludovisi è prevista per il 18 gennaio, Ndr), si può almeno guardare e cercare di comprendere l’unica pittura murale attribuita al Caravaggio.

Che non è la prospettiva sulla volta al piano terra, che appare deformata a chi la guardi per effetto della curvatura della superficie dipinta, tranne che a chi si collochi al centro esatto della sala. Ma una prospettiva sul celetto di un locale di transito, del tutto priva di architetture. Poderose le gambe, Giove è ritratto con l’aquila, anzi quasi seduto sull’aquila, come tenuta a freno dal tallone sinistro.

Le vesti chiare al vento trasfuse tra le nuvole sono trattenute sul capo con la mano destra, in un gesto non dissimile dall’atto di scagliare la saetta, ma qui tendente piuttosto al sereno. Giove serra e ghermisce pudicamente, nell’artiglio, la zampa destra dell’aquila. E il dio, in un chiasma inusitato e potente che prima nessun artista aveva neppure immaginato, con la mano sinistra e il piede destro lambisce la sfera trasparente dello spazio-tempo-universo che luminosa campeggia al centro della volticina dipinta.

Con ogni evidenza, nella totale assenza di peso, è qui proposto l’attributo aereo, al punto che la divinità può essere stata effigiata anche al solo fine di indicare e rappresentare l’aria. Così può dirsi anche per l’acqua e per la terra-fuoco-inferi, che invece non compaiono affatto se non come personificazioni. Nettuno, che pare qui l’autoritratto del pittore, si accompagna a un cavallo marino rampante, pinnato, che il dio cinge in un abbraccio lieve al grande collo, mentre con l’altra mano impugna il tridente.

Il re del mare e dei flutti è rivolto a guardare al suo fianco Plutone, con la forca uncinata, dalla nudità incredibilmente proposta di scorcio dal sotto in su, come la si vede riflessa stando in piedi in mezzo a un pantano, come si potrebbe vederla addirittura dal sottosuolo nel quale qui Plutone impietoso ci sprofonda. Ai suoi piedi quasi sbucano dal dipinto, a mordere chi passa le tre teste latranti di Cerbero, che qui pare davvero non il guardiano della soglia ma dell’architrave della volta del camerino di accesso al ramo nord-occidentale del piano superiore di questo Casino.

Secondo il Bellori si tratta del Caravaggio nella decorazione di un primo corpo di fabbrica. «Nessuno esca, nessuno entri: tutti morti», questo pare l’avviso del tempo cosmico, nei segni zodiacali, contraddetto solo dalla magica sfera orbitante dell’attimo, della materia e della luce. Solo Giove è sopravvissuto, dei tre fratelli divini, al fiero pasto del padre Saturno. Il pittore si colloca tra gli dei mortali, e noi riguardanti ci troviamo ai suoi piedi, tra chi attende dal fratello che lo faccia infine vomitare al padre.

L'autore è architetto, restauratore, specializzato in pianificazione a ingegneria, ed è stato primo dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il quale lavora dal 1980.

Tutti gli articoli sulla vicenda qui: Casino Aurora

© Riproduzione riservata Il dipinto murale di Caravaggio «Giove, Nettuno e Plutone», Casino dell'Aurora, Roma
Altri articoli di Francesco Scoppola