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Canaletto & Bellotto

Da Sotheby’s le vedute dell’ambasciatore Rohatyn nell'asta del 14 ottobre a New York

«Veduta del Campo e della Chiesa di Santa Maria Formosa» di Bernardo Bellotto. © Sotheby’s

Sono due vedute veneziane, di Canaletto e di Bellotto, i lotti di punta dell’asta che si tiene da Sotheby’s a New York, il 14 ottobre, con opere della collezione dell’ambasciatore Felix Rohatyn e consorte.

Nato a Vienna nel 1928, Rohatyn trascorse l’infanzia in Francia per poi emigrare negli Stati Uniti, dove divenne un abile banchiere d’affari, al punto di essere chiamato dalla città di New York a capo di un Comitato che riuscì a risolvere la crisi finanziaria in cui era caduta la metropoli negli anni Settanta. Divenne poi ambasciatore degli Stati Uniti in Francia durante la seconda amministrazione Clinton e per tutta la vita coltivò con la moglie la passione per l’arte.

La collezione, varia per epoche e provenienze, è offerta in diversi incanti, e in quello di ottobre spicca una luminosa veduta del «Canal Grande con il ponte di Rialto da sud» dipinta da Canaletto all’apice della sua carriera negli anni ’30 del Settecento (stima 2,5-4,2 milioni di euro). Stessa valutazione per una «Veduta del Campo e della Chiesa di Santa Maria Formosa», un lavoro giovanile di Bellotto che oltre alla padronanza tecnica, compositiva e nell’uso della luce, manifesta già un personale lirismo.

Fra i disegni, un singolo foglio del 1715 ca presenta due studi di Antoine Watteau (170-250mila), che ritrae in gesso rosso due uomini eleganti, uno in piedi e l’altro in ginocchio, dichiarando quanto i lavori su carta fossero congeniali al suo talento. Sempre il 14 ottobre Sotheby’s New York allestisce anche una vendita di «Master paintings» che vede nuovamente presente Bellotto, ma questa volta con un Capriccio architettonico (600-760mila).

I proventi della vendita dell’olio su tela andranno a beneficio del fondo per le acquisizioni del Museo d’arte di San Diego. In asta anche il «Trionfo di Marco Furio Camillo», tempera e foglia d’oro su pannello del fiorentino Apollonio di Giovanni, specializzato nella pittura decorativa di cassoni e spallieri e per le scene storiche dell’antica Roma (170-250mila).

Del pittore neoclassico Giovanni Battista Cipriani, attivo in Inghilterra dal 1756 fino alla morte nel 1785, è proposta «Borea e Orizia», tela proveniente dalla collezione di George Walpole, terzo conte di Oxford (170-250mila).

Elena Correggia, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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