Buchi neri come varchi

Lino Fiorito, B.H. 1, 2015
Olga Scotto di Vettimo |

Napoli. Nella sottile e invisibile linea di confine che separa l’arte dalla vita, la recente produzione di Lino Fiorito, esposta fino al 22 febbraio all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in occasione di «Buchi Neri», mostra personale a cura di Francesco Iannello e Maria Savarese, sviluppa un pensiero artistico in cui l’attualità politica e la crisi degli equilibri sociali, religiosi e culturali diventano la sorgente viva di riflessione.

La distruzione sistematica e simbolica di una patrimonio d’arte e dei suoi difensori da parte del fondamentalismo terroristico (le statue dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan, il museo di Mosul, il sito archeologico di Palmira, il tempio di Baal Shamin e l’uccisione dell’archeologo Khaled al-Asaad) sono percepiti dall’uomo occidentale come azioni che minano le fondamenta culturali, le radici storiche dell’umanità nonché la sua stessa possibilità
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