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Opinioni

Bronzi antichi: la Vittoria Alata di Brescia

Per il restauro occorre eliminare le trasformazioni innescate nel rame dall'umidità, conservando invece le «patine nobili», che assumono affascinanti colorazioni verdi

La testa della Vittoria Alata rinvenuta nel Capitolium di Brescia

Brescia. Il fascino dei grandi bronzi antichi è qualcosa di coinvolgente, poche altre tipologie artistiche si impongono con ugual forza. La Vittoria Alata di Brescia, scoperta il 20 luglio 1826 in un ripostiglio nascosto nelle vicinanze dell’antico Capitolium, è alta e slanciata, dotata di un magnifico panneggio e intenta a un gesto che ha dato adito a diverse interpretazioni. Paolo Moreno la proponeva piuttosto come un’Afrodite, ritenendo non pertinenti le grandi ali.

Gli studi più recenti (ne ha scritto Andrea Salcuni) propongono una diversa interpretazione, nel senso che all’origine ci sarebbe sì un esemplare di tipologia differente, adattato però già all’origine, come frequentemente nell’antichità, a un’iconografia diversa, nel nostro caso appunto quella di una Vittoria mentre incide su uno scudo un’iscrizione celebrativa (e le ali le appartennero dunque fin dall’origine).

Dopo il restauro in corso all’Opificio di Firenze la statua riceverà una collocazione non più nel Museo di Santa Giulia, ma in una nuova sistemazione studiata proprio nel Capitolium dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Giorgio Bonsanti, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019

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