Aspettando Zvan il furlano

Il restauro del fregio di Giovanni da Udine nel Castello di Spilimbergo

Melania Lunazzi |  | Spilimbergo (Pn)

In vista dell’inaugurazione della mostra su Giovanni da Udine («Zvan da Vdene fvrlano. Giovanni da Udine tra Raffaello e Michelangelo», Castello di Udine, 12 giugno-12 settembre), è stato portato a termine il restauro del fregio a stucco e ad affresco realizzato dall’artista nell’ala ex Ciriani del Castello di Spilimbergo.

Il restauro, promosso dalla Fondazione Ado Furlan che dal 2003 ha sede nello stesso castello ed eseguito dal Centro restauro di Pordenone, ha consentito di studiare a fondo l’unica sopravvivenza che documenta l’attività pittorica di Giovanni da Udine nella sua terra d’origine.

Il fregio, ricordato sia da Vasari, che cita i committenti, sia da Fabio di Maniago (autore nel 1819 di una Storia delle belle arti friulane), raffigura tre coppie di putti che reggono festoni di fiori e di frutti tra i quali figurano medaglioni in stucco, scudi e cimieri dipinti. I medaglioni, precisa il conte di Maniago, «sono dello stile più puro e rappresentano quello di mezzo Diana in atto di inseguire le fiere e gli altri due, uno il ritratto di Iacopo di Spilimbergo, l’altro della sua consorte Luigia in età avanzata», committenti e proprietari del castello.

«Perfettamente conservati, riferisce Caterina Furlan, presidente della Fondazione Furlan e curatrice della mostra udinese con Liliana Cargnelutti, i fregi costituiscono un vertice nella produzione di Giovanni da Udine, non solo per la sapiente modulazione dei piani facciali degli effigiati, ma anche per l’elegante figura di Diana, che presenta singolari affinità con la ricostruzione offerta da Pirro Ligorio di un frammento conservato un tempo nelle raccolte del cardinale Rodolfo Pio da Carpi a Monte Cavallo».

Il restauro ha permesso di accertare che al di sotto della cornice lignea dei primi del Novecento si sviluppava una decorazione pittorica successivamente scialbata. Sul fregio pittorico l’osservazione a luce radente ha evidenziato il ricorso alle tradizionali tecniche di trasposizione ovvero l’incisione diretta e la battitura dei fili per l’impostazione degli elementi architettonici, l’incisione indiretta o da cartone per il riporto di una parte dei putti e lo spolvero per il loro completamento.

I festoni sono stati realizzati direttamente con pennellate dense per la definizione di fiori e frutti. Una volta ultimato il fregio, l’artista ha inserito nella posizione prestabilita i medaglioni in stucco forte, lavorati al banco e realizzati utilizzando una controforma per costruire la cornice a doppio giro di unghie concave.

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