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ARTE e CINEMA | Lo smemorato di Collegno

Un anziano Totò faccia a faccia con Susanna e i vecchioni

Una scena del film «Lo smemorato di Collegno», interpretato da Totò. Sullo sfondo, «Susanna e i vecchioni» di Giuseppe Marullo

In questi mesi un conoscitore come Marco Riccòmini ha aperto la caccia al tesoro ai quadri nei film e, data anche la moderata mestizia dei tempi, questo potrebbe rivelarsi come il gioco dell’estate. Per parteciparvi servono una buona connessione, molta curiosità oltreché, s’intende, un occhio discretamente dotato. Noi, che di tali requisiti vantiamo almeno i primi due, cogliamo l’invito di Marco, che possiede in abbondanza anche il terzo. Subito si affollano in ordine sparso Visconti Fellini, Bertolucci, Kubrick, Pasolini, Antonioni, Greenaway o Godard.

Lo stato maggiore dei registi storici d’arte (o il contrario?). Sarebbe facile sfruculiare tra le affiches nelle stanze di «Fino all’ultimo respiro» (1960) di Jean-Luc Godard: Botticelli, Picasso, Matisse, Renoir, Klee o Ingres (che fa capolino nella prima ragazza visitata da Belmondo a Parigi). Ma qui siamo ai piani alti e ci si può solo stupire che nessuno di questi nomi sia mai entrato stabilmente in un manuale di storia dell’arte moderna.

Meno scontato, e forse più divertente, andare a scoprire un dipinto di un gregario di spinta della bottega di Massimo Stanzione. Lo si trova in un film del 1962, piuttosto sottovalutato, di Sergio Corbucci, «Lo smemorato di Collegno» che, nonostante il cast stellare, ha avuto il solo torto di uscire nelle sale italiane nell’anno del «Sorpasso» di Dino Risi e dell’«Eclisse» di Michelangelo Antonioni. 

Nel corridoio della casa patrizia dove è accolto dopo diciotto anni il protagonista, come molti di noi ricorderanno un anziano Totò, si trova faccia a faccia con una «Susanna e i vecchioni» che non è difficile riconoscere come un prodotto tipico del Marullo. Per alcuni istanti (a circa un’ora e dieci dall’inizio), una volta che la cinepresa si è soffermata sulla confortante nudità superiore della donna, gli sguardi del sessantenne Totò e di uno dei vecchi si incrociano in modo eloquente. Senza offesa per nessuno dei più assidui cursori di cose napoletane del Seicento, l’apparizione di Marullo nel film di Corbucci segna il culmine della fortuna di questo nobile satellite di Stanzione, morto nel 1685. «Oppebbacco» direbbe Totò.

Stefano Causa, edizione online, 10 luglio 2020


  • Il ritratto di Totò nel poster pubblicitario per «Lo smemorato di Collegno»

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