Arbasino, le muse e gli artigianelli

L'intenso e inquieto rapporto tra lo scrittore e l'arte visiva

Alberto Arbasino
Franco Fanelli |

Alberto Arbasino, scomparso nella notte del 22 marzo a 90 anni (era nato a Voghera nel 1930), intrattenne da sempre con l'arte visiva rapporti intensi, spaziando da Correggio, cui dedicò una singolare biografia (Mondadori, 2008) all'arte del suo tempo. Vicino alla Scuola di Piazza del Popolo, a Schifano, Pascali, Mattiacci e alla galleria La Tartaruga, ne descrisse i protagonisti con il distacco e l'ironia di sempre («più carini e belli delle loro opere pop») e resta memorabile il suo articolo in morte di Pino Pascali, nel 1968, scritto per «Il Corriere della Sera». Restano indimenticabili le pagine che in Le Muse a Los Angeles (Adelphi, 2000) dedica al Getty Center, al suo incontro con i fogli del Museum Chartaceum di Cassiano dal Pozzo e all'architettura del poco amato Richard Meier, di cui criticò duramente anche il progetto per il Museo dell'Ara Pacis a Roma.

L'arte e i suoi interpreti costellano
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