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Musei

Apre il museo Classis Ravenna

Un ex zuccherificio nei pressi della Basilica di Sant'Apollinare diventa il fulcro per la conoscenza della millenaria storia di Ravenna

L'esterno del Museo «Classis Ravenna» nella sede dell’ ex Zuccherificio di Classe

Ravenna. Prima la trasformazione di un degradato sito di archeologia industriale di 15mila mq e poi l’allestimento di un museo che dovrebbe divenire il fulcro della conoscenza della millenaria storia di Ravenna nonché il punto di partenza per le visite turistiche. Tutto ciò a partire dall'1 dicembre, quando verrà inaugurato, dopo alcuni rinvii e qualche polemica, «Classis Ravenna» nell’ex Zuccherificio di Classe, nei pressi della Basilica di Sant’Apollinare, a pochi chilometri dal centro città. L’ex Zuccherificio, un edificio dei primi del ’900 che per decenni è stato il luogo di lavoro di centinaia di operai, chiuso a inizio anni Sessanta, diviene oggi un museo con area espositiva di 2.800 mq, al centro di un parco di un ettaro e mezzo.

Il progetto di riqualificazione, recupero e allestimento, affidato alla Fondazione RavennAntica ed effettuato con fondi del Comune insieme a Mibact, Regione Emilia-Romagna e Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, supera i 21 milioni di euro con gli allestimenti, arredi e attrezzature, progettazione scientifica costati 2,2 milioni di euro (i costi di gestione sono preventivati in mezzo milione di euro).

Dei lavori si è occupato l’architetto Andrea Mandara (restauro conservativo di Marcello Vittorini) affiancato da un comitato scientifico coordinato dall’archeologo Andrea Carandini, presidente del Fai, e composto da Carlo Bertelli, Carla Di Francesco, Luigi Malnati, Giuseppe Sassatelli, Andrea Augenti, Antonella Ranaldi, Sergio Fioravanti, Chiara Guarnieri e Maria Grazia Maioli. Se anni di lavoro sono serviti per il restauro della sede, molta curiosità c’è per gli allestimenti caratterizzati da piani espositivi a isola e lunghe gallerie, per i quali si utilizza molto il ferro trattato al naturale.

Ad accogliere i visitatori nella sala di accoglienza c’è un’enorme vela composta da un grande telo grafico retroilluminato sospeso a soffitto che introduce alle sale caratterizzate dagli oggetti rinvenuti negli scavi insieme a numerosi apparati multimediali, filmati e plastici. Esposti centinaia di reperti riferibili alla vita quotidiana (anfore, ceramiche, monete) oltre a statue e mosaici suddivisi in cinque macrosezioni cui si aggiungono cinque approfondimenti tematici. Le prime riguardano tutta la storia ravennate.

Si parte con «Le origini: storia e leggenda. Ravenna tra Etruschi e Umbri» con l’evidenza delle prime popolazioni locali che si riversarono anche a Spina, Adria, Rimini, cui segue «Età romana. Una palude, una flotta, una città», dove si fa il punto sulla dominazione di Roma e si analizza il ruolo dell’imperatore Augusto, che stabilì a Ravenna intorno al 27 a.C. la sede della flotta militare per il controllo del Mediterraneo. La terza sezione è «Età tarda e imperiale. Centro del potere e crocevia dei commerci», che illustra il ruolo della città dall’inizio del V secolo, quando l’imperatore Onorio la nomina capitale dell’Impero romano d’Occidente e stabilisce qui la sua residenza creando inoltre Classe con un ampio porto commerciale. La quarta sezione «Ravenna e Teodorico (493-526)» fa il punto sull’epoca del re dei Goti Teodorico a partire dalla fine del V secolo mentre l’ultima, «Ravenna e la conquista bizantina (540)», illustra la storia a partire dal 535, quando l’imperatore Giustiniano sferra l’attacco contro l’Italia: la guerra con i Goti si concluderà nel 553 con la vittoria dell’esercito imperiale e Ravenna sarà per la terza volta capitale.

«Classis Ravenna, conclude il presidente di RavennAntica Giuseppe Sassatelli, archeologo dell’Alma Mater, sarà il punto di partenza per la visita della contigua area archeologica dell’antico Porto di Classe e poi dell’intera città». A gestire la struttura, per la quale a regime si immaginano 60mila visite l’anno, è la Fondazione RavennAntica che oltre al nuovo museo, si occupa della Basilica di Sant’Apollinare, della Domus dei Tappeti di Pietra, del Museo Tamo e della Cripta Rasponi.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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