Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image
Image

Applausi per Merz

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

La relazione tra lo scorrere tempo, la memoria, la percezione del singolo istante e le molteplici possibilità del destino collettivo e individuale sono la base della poetica di Christian Boltanski, l’artista francese nato nel 1944 cui la Fondazione Merz dedica dal 3 novembre al 31 gennaio la personale «Dopo», curata da Claudia Gioia. Ad accogliere il visitatore al primo piano del museo sono 200 grandi fotografie stampate su tessuto e appese al soffitto, ritraenti volti, sguardi e attimi di vita quotidiana. Tali immagini, provenienti dall’archivio di Boltanski, ondeggiano mosse dalle correnti d’aria e dal passaggio dei visitatori, trasformando lo spazio in un mondo parallelo in cui non esistono il prima e il dopo, la relazione di causa ed effetto, ma soltanto una casuale simultaneità degli eventi. La percezione lineare del tempo torna invece in «Entre Temps», un lavoro in cui si susseguono immagini nelle quali il volto dell’artista è prima giovane, poi adulto e infine si dissolve in un’ombra, una traccia che scompare nella dimensione del sogno e del ricordo. L’installazione successiva è composta di oggetti le cui ombre filiformi sono proiettate sulla parete dando luogo a un buio labirinto onirico che lo spettatore è invitato ad attraversare come un sonnambulo, bruscamente risvegliato dal video «Clapping hands», dove un rumoroso applauso omaggia l’opera di Mario Merz. Nel piano sotterraneo della Fondazione sono invece impilati scatoloni ricoperti di cellophane, su cui deboli luci scrivono la parola «dopo». È come una cantina, un deposito segreto nel quale Boltanski custodisce tutto ciò che resta delle esperienze, dei sogni e delle paure di ciascun membro dell’umanità. È una raffigurazione dell’inconscio personale e collettivo, ma è anche il limite dell’umana conoscenza. 

Jenny Dogliani, 27 ottobre 2015 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Presentati a Lhasa i risultati di cinque anni di ricerche sull’altopiano tibetano: 42 campagne su 19 siti documentano una continuità che va dal Paleolitico al Regno di Tubo, con nuove evidenze su tecnologie, scambi e architetture d’alta quota

Il cessate il fuoco del 27 dicembre apre a una fase di stabilizzazione lungo la frontiera orientale e rende di nuovo accessibili siti archeologici come Prasat Ta Khwai, testimonianza dell’arte khmer tra storia, conflitto e tutela

Dal 23 dicembre, al Grand Egyptian Museum, è iniziato il restauro e la ricomposizione pubblica della seconda barca solare di Cheope. Un cantiere aperto che durerà circa quattro anni restituisce al pubblico uno dei manufatti più complessi e simbolici dell’Antico Regno

A un secolo esatto dalla nascita ufficiale del suo logo, Renault ripercorre l’evoluzione del losange da segno industriale a struttura visiva autonoma, con una mostra che indaga il rapporto tra industria e arte contemporanea

Applausi per Merz | Jenny Dogliani

Applausi per Merz | Jenny Dogliani