Alla Gnam di Roma una mostra invisibile

Ventiquattro installazioni sonore di artisti di Sound art, pittori e scultori, ma anche di giornalisti, critici d’arte, scrittori sono distribuite nei «non luoghi» del museo

La facciata della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma presenta una mostra immateriale e per di più invisibile, se cercata nelle sale espositive, perché mostra di arte sonora, diffusa nei «non luoghi» del grande edificio di Valle Giulia, ovvero sottoscala, corridoi, toilette, vani ascensori, aree relax e passaggi intermedi.

Aperta dal 30 novembre 2023 al 7 gennaio 2024, è curata da Claudio Libero Pisano, che l’ha intitolata come un celebre film del 1958 di Martin Ritt, «La lunga estate calda», in cui si vedono Orson Welles, Paul Newman e Joanne Woodward implicati in dinamiche enigmatiche e surreali di un’estate lunga e calda. Ventiquattro sono le installazioni sonore ispirate a questa stagione dell’anno, firmate da artisti di Sound art, da altri (pittori, scultori) che con l’arte dei suoni si cimentano per la prima volta, e da professionisti della cultura visiva e non, ineditamente chiamati a esternare la loro natura creativa: giornalisti, critici d’arte, scrittori. Essi sono: Sonia Andresano, Sandro Bonvissuto, Carlo Alberto Bucci, Paolo Canevari, Cecilia Casorati, Anna Cestelli Guidi, Jacopo de Bertoldi, Iginio De Luca, Sabino de Nichilo, Bruna Esposito, Paola Gandolfi, Donatela Landi, Myriam Laplante, Martux_m, Monica Micheli, Fiamma Montezemolo, Liliana Moro, Anna Negri, Elena Nonnis, Isabella e Tiziana Pers, Mario Pieroni, Gioacchino Pontrelli, Caterina Silva, Donatella Spaziani.

Si avrà modo così di ascoltare la registrazione, predisposta da Donatella Spaziani, del racconto di un ex detenuto che, negli anni Settanta, organizzò un’evasione di massa da un carcere italiano, e subito affiora l’idea di estate come evasione da prigioni d’altro genere. Altrove risuona la voce dello scrittore Sandro Bonvissuto che descrive lungamente la calda stagione, senza tuttavia mai nominarla. A rappresentare Liliana Moro è il rombo di un motorino in partenza, perché quando fa caldo è più bello inforcare le due ruote. Quella evocata da Donatella Landi è invece l’estate tragica del 1980, in cui una bomba fece saltare in aria la sala d’attesa della stazione di Bologna. Le parole che si sentono sono quelle dei notiziari radio che ne davano l’annuncio.

Per il giornalista Carlo Alberto Bucci, invece, l’estate è sinonimo di calda memoria, quella riportata dal ronzare della macchina da cucire della nonna, frammisto al ticchettio della macchina da scrivere con cui, svariate estati addietro, scrisse la sua tesi di laurea in Storia dell’arte. Ricordi di estati lontane sono anche quelli del pittore Gioacchino Pontrelli, che da bambino trascorreva parte dei giorni estivi a vedere film western, che ora nel museo romano risuonano nell’audio predisposto per questa mostra di suoni e ricordi.

© Riproduzione riservata Paul Newman e Joanne Woodward nel film «La lunga estate calda» (1958)
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