A Udine Casa Cavazzini tira fuori dai depositi le collezioni Astaldi e Friam

Sono il frutto di importanti donazioni: arte italiana da de Chirico a Guttuso e grande arte americana donata da De Kooning, LeWitt, Christo...

Una veduta dell’esposizione delle collezioni visitabili al secondo piano del Museo d’arte moderna e contemporanea di Casa Cavazzini
Melania Lunazzi |  | Udine

Dopo tre anni di confinamento nei depositi, il 15 dicembre tornano visibili al secondo piano del Museo d’arte moderna e contemporanea di Casa Cavazzini la Collezione Astaldi e la Collezione Friam (acronimo di Friul Art and Monuments), due importanti nuclei di arte contemporanea donati alla città di Udine ed entrati a far parte del patrimonio museale comunale in momenti diversi. Si tratta di un passo importante per il museo udinese, che si riappropria così della funzione di valorizzazione delle proprie collezioni dopo la scelta della precedente amministrazione di centro destra di dedicare gli spazi del secondo piano a una serie di «grandi mostre» affidate ad Alessio Geretti (già curatore delle mostre del Comitato di San Floriano di Illegio in Carnia).

La nuova amministrazione, di orientamento opposto, per i progetti espositivi in corso sceglie una linea decisamente più rivolta alle risorse presenti sul territorio e un equo investimento di risorse (anche dopo le critiche della stampa locale sugli ingenti costi dell’ultima mostra organizzata da Geretti a cui non ha corrisposto l’attesa affluenza di visitatori).
Una veduta dell’esposizione delle collezioni visitabili al secondo piano del Museo d’arte moderna e contemporanea di Casa Cavazzini
La collezione di Maria Luisa Costantini (1899-1982) e Sante Astaldi (1895-1982), che vede ora esposte 140 delle 160 opere di cui è costituita, è arrivata a Udine nel 1983 con donazione testamentaria in virtù delle origini friulane di Maria Luisa e su suggerimento dell’amico storico dell’arte Rodolfo Pallucchini, che si impegnò affinché le opere potessero integrare le raccolte di arte italiana dagli anni ’30 ai ’60 del Novecento già presenti nelle collezioni comunali. Nel nuovo allestimento la collezione viene presentata seguendo le linee di accrescimento dettate delle acquisizioni dei coniugi Astaldi, decennio dopo decennio, tra contatti diretti con gli artisti e opere comprate presso gallerie private o alla Biennale di Venezia. Sono esposte opere (tra gli altri) di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Ottone Rosai, Filippo de Pisis, Renato Guttuso, Alberto Savinio, Massimo Campigli ma sono presenti anche autori riconducibili nell’ambito dell’Astrattismo come Ben Nicholson e dell’Informale, tra cui Giuseppe Santomaso e Zoran Music, entrati in collezione negli anni Sessanta. Accanto a dipinti e sculture è anche documentata una selezione di opere grafiche.
«Ragazzo con ramo frondoso», di Alex Katz
La collezione Friam (Friul Art and Monuments) è costituita di 115 opere donate nel corso degli anni ’70 da diversi artisti americani, come conseguenza del terremoto in Friuli del 1976. La raccolta rispecchia nell’allestimento le correnti di appartenenza dei rispettivi artisti (Espressionismo astratto, Minimalismo, Pop art...), restituendo un saggio concentrato di arte americana di quegli anni. Un vero unicum per i musei italiani, con opere di De Kooning, Sol LeWitt, Carl Andre, Saul Steinberg, George Segal, Christo e molti altri.

© Riproduzione riservata «Ritratto di Maria Luisa Astaldi», di Orfeo Tamburi
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