A Pescara il nuovo Imago Museum

Con collezioni d'arte moderna e contemporanea apre con una mostra che accosta Warhol a Schifano

Il nuovo Imago Museum di Pescara. Foto Luciano d'Angelo
Maria Letizia Paiato |  | Pescara

Nell’ex Banco di Napoli di Pescara, edificio razionalista della scuola di Piacentini, su iniziativa della Fondazione Pescarabruzzo e del suo presidente Nicola Mattoscio, è stato inaugurato l’Imago Museum. Concepito come spazio socio-culturale, raccoglie opere dell’arte italiana e straniera da metà Ottocento all’alba del XXI secolo, in un percorso che si dirama tra differenti capitoli della storia dell’arte e linguaggi estetici.

Nell’allestimento permanente una sezione è dedicata ai pittori impressionisti scandinavi di tardo Ottocento/inizio Novecento. Con 119 dipinti, dieci disegni e un’incisione, il nucleo che parte dal 1877 e arriva al 1946, narra l’interesse degli artisti della cosiddetta scuola di Civita D’Antino in Val Roveto per l’Italia e per l’Abruzzo.

Il museo gravita intorno al maestro Kristian Zahrtmann, all’epoca insegnante alla Kunstnernes Frie Studieskoler (scuola d’arte indipendente di Copenaghen), innamorato del piccolo borgo dove si trasferiva periodicamente, il suo gruppo di pittori ha lasciato un’eredità che testimonia la magia del sogno nordico in terra d’Abruzzo. Particolarmente significative a tal proposito le opere di Olrik, Zahrtmann, Krøyer, Skovgaard, Pedersen, Budtz-Møller fatte di atmosfere semplici, vita paesana e autenticità dell’uomo, la stessa che ancora oggi attrae turisti da tutto il mondo.

Un altro spaccato interessante è dedicato al tema: «Arte, immagine e realtà», con dipinti, litografie e sculture del figurativo contemporaneo della seconda metà del Novecento. Tra gli artisti Aligi Sassu, Pietro Cascella e Omar Galliani, con opere che muovono dalla ribellione alla retorica del classicismo fino all’attualità. Poi i maggiori esponenti della Realidad Spagnola, gruppo di pittori attivi nella metà del secolo scorso, nato dall’esperienza dell’Accademia di San Fernando a Madrid.

Qui, artisti come López Hernández, Carlos Mensa, Antonio Maya, Matías Quetglas e José Ortega, mostrano il carattere più mediterraneo, fervido e militante del realismo spagnolo. Una più piccola sezione è dedicata ad artisti di origine nordamericana interessati alla Natura, come Forrestall e Carroll, ma anche Larry Rivers, precursore della Pop art: un nucleo di opere confluite nella Fondazione Pescarabruzzo grazie a una donazione del collezionista Alfredo Paglione (in nero).

Fino a settembre prosegue la mostra «Andy Warhol e Mario Schifano. Tra Pop Art e Classicismo», con oltre cento lavori di Warhol dal 1957 agli anni Ottanta, messi a disposizione dalla Rosini Gutman Collection. Le sue iconiche immagini si specchiano in quelle di Mario Schifano (alcune della Fondazione), mettendo in luce i differenti approcci con la quotidianità dei decenni del boom.

Se l’opera di Warhol rappresenta uno spartiacque nel crollo dei confini tra cultura alta e bassa, quella di Schifano, più attenta all’urbano, alla tecnologia e ai temi dell’informazione di massa, si palesa come nuova immagine del paesaggio della modernità. Significativa la sala dedicata alle «Matres Matutae», ultimo ciclo pittorico di Schifano, nonché importante riflessione artistica sul tema del sacro e la dimensione del femminile, che rimette al centro una simbologia di matrice classica. In mostra anche importanti statue in tufo del Museo provinciale Campano di Capua, fonte d’ispirazione dell’artista.

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