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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliLetti disfatti, la luce del mattino che entra dalle tende, la postura assorta di un bambino sul divano. L’ordinario diventa scena sospesa. Ogni dettaglio – una piega del tessuto, la geometria di una testiera – struttura lo spazio. Polina Barskaya porta questa attenzione nella sua prima personale milanese, alla Project Room di Monica De Cardenas.
I dipinti sono pannelli in acrilico su tavola di piccolo formato. Ritraggono interni domestici, autoritratti, il marito Alexander e la figlia Maya. Gli spazi sono compressi, le inquadrature ravvicinate. Lo spettatore si avvicina e incontra gli sguardi dei soggetti senza sentimentalismo. La tavolozza è coerente e tenue: bianchi freddi nelle lenzuola e nella luce, colori saturi solo in dettagli minimi, come un libro, un quadro o una finestra. Questa moderazione cromatica ricorda la sobrietà di Wilhelm Hammershøi, mentre la costruzione degli interni e l’attenzione ai dettagli rimanda alla tradizione intimista di Édouard Vuillard.
Barskaya nasce a Cherkasy, in Ucraina, nel 1984. Nel 1989 la famiglia emigra negli Stati Uniti come rifugiata politica, attraversando Austria e Italia prima di stabilirsi a New York. Laurea all’Hunter College, master alla Pratt University. Figurativa da sempre. Dai ritratti di parenti e amici alle fotografie di famiglia. Oggi scatta le proprie immagini e le trasforma in pittura. “Non disegno nulla prima – racconta – scelgo l’immagine e dipingo. Se non funziona, lo ricopro e ricomincio il giorno dopo. I migliori lavori nascono veloci”.
Gli interni ritratti sono spazi di sospensione. Figure sedute o distese, gesti interrotti, corpi che occupano lo spazio senza teatralità. Maya, spesso al centro, appare libera e consapevole, talvolta sola, con uno sguardo diretto. L’artista utilizza acrilico stratificato per costruire luce e atmosfera senza enfasi.
I viaggi in Italia hanno segnato il lavoro di Barskaya. Toscana e Lazio, le regioni in cui ha soggiornato, e le opere di Piero della Francesca osservate durante questi spostamenti tornano nello studio e diventano materia per nuove opere. L’artista unisce tradizione intimista europea, figurazione contemporanea e memoria privata. Oggetti, interni e gesti vengono rappresentati con attenzione e precisione, senza narrazione o giudizio. La luce e i dettagli guidano lo spettatore, trasformando la vita quotidiana in forma visibile.
La mostra invita a osservare con calma gli interni rappresentati. L’ordinario è al centro: gesti e oggetti comuni acquisiscono peso e struttura. Barskaya costruisce uno spazio preciso, in cui ogni elemento compositivo ha una funzione chiara e misura. Il risultato è un mondo familiare e coerente. Lo spettatore può guardare da vicino e percepire la struttura dei dipinti. La pittura resta misurata e concreta, restituendo la quotidianità con chiarezza e precisione, senza artifici o enfasi.