Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Marinella Senatore, «Materia Comune», Sassuolo (Mo), Marca Corona

Foto Mazen Jannoun

Image

Marinella Senatore, «Materia Comune», Sassuolo (Mo), Marca Corona

Foto Mazen Jannoun

Un monumento alle persone, con le persone. Marinella Senatore e la ceramica di Marca Corona

Il «monolite» «Materia comune» nasce dal confronto dell’artista con i dipendenti dell’azienda di Sassuolo: un’opera in ceramica che interroga l’autorialità e restituisce al lavoro collettivo la sua dimensione umana e politica

Cecilia Paccagnella

Leggi i suoi articoli

Che cosa tiene insieme le persone? È una domanda che Marinella Senatore (Cava de’ Tirreni, 1977) si pone da ventiquattro anni, attraversando comunità, luoghi di lavoro e contesti culturali molto diversi. A Sassuolo, negli spazi di Marca Corona, trova una nuova declinazione in «Materia comune», opera presentata l’8 ottobre e realizzata insieme ai dipendenti dell’azienda ceramica: un «monolite» in cui confluiscono frasi, esperienze e contributi individuali, ma anche la storia di un incontro che ha modificato il progetto iniziale dell’artista. «Partecipare significa rinunciare a una parte di sé per fare entrare una parte dell’altro», afferma Senatore. È una dichiarazione che restituisce il senso di un lavoro nel quale la condivisione non è un tema da rappresentare, ma una condizione concreta della produzione artistica.

Prima opera in ceramica dell’artista, «Materia comune» nasce da un percorso avviato quasi un anno fa, attraverso workshop di scrittura, incontri e sperimentazioni condotte a stretto contatto con le maestranze. Inizialmente Senatore aveva immaginato un collage bidimensionale da collocare a parete, ma il confronto con i dipendenti, le prove sui colori e i vincoli della produzione industriale hanno aperto possibilità inattese, portando alla realizzazione di un’opera tridimensionale. Sul retro sono raccolte le frasi emerse durante il processo: parole riconducibili a persone precise, ciascuna portatrice di una storia e di una sensibilità. Il monumento, nella sua accezione tradizionale, celebra un individuo e ne consegna la memoria allo spazio pubblico. Qui, invece, la celebrazione si sposta su una pluralità di soggetti, senza cancellarne le differenze.

La ceramica industriale ha avuto un ruolo determinante. Alcune tonalità immaginate dall’artista non erano realizzabili attraverso i materiali e i procedimenti disponibili; proprio quei limiti hanno consentito di esplorare soluzioni diverse. «Il mio compito è costruire le condizioni affinché qualcosa possa succedere, non stabilire in anticipo che cosa debba succedere», spiega Senatore. Non si tratta di rinunciare alla propria autorialità, ma di ripensarla come una pratica capace di generare possibilità e di lasciare che altre competenze intervengano sulle decisioni. I dipendenti non sono chiamati a eseguire un progetto già definito: contribuiscono a determinarne l’esito, attraverso il proprio sapere tecnico e la propria presenza.

È questo il punto sul quale Senatore insiste quando mette in guardia dall’uso ormai inflazionato della parola «partecipazione». Non basta riunire delle persone, assegnare loro un compito e attribuire poi all’artista il risultato. Perché il processo sia realmente partecipativo, la presenza di ciascuno deve fare la differenza. «La mia autorialità si espande nella bocca e nelle orecchie degli altri», afferma, spostando il discorso dall’oggetto alla circolazione delle esperienze, delle parole e dei saperi. L’opera non è più soltanto qualcosa da guardare, ma la traccia materiale di una relazione che continua a esistere oltre il momento della sua realizzazione.

Marinella Senatore, «I Contain Multitutes», Sassuolo (Mo), Marca Corona. Courtesy l’artista e Mazzoleni. Foto Mazen Jannoun

Il lavoro di Senatore si sviluppa da oltre vent’anni attraverso pratiche collettive, performance, luminarie, arazzi e installazioni. La sua School of Narrative Dance ha coinvolto comunità in numerosi Paesi, facendo del movimento, della narrazione e della scrittura strumenti per attivare nuove forme di incontro. Anche le luminarie, tra gli elementi più riconoscibili della sua ricerca, derivano da una tradizione popolare che l’artista rilegge come dispositivo sociale: strutture luminose capaci di trasformare una piazza in uno spazio di festa e, proprio per questo, di relazione. «Il monumento deve rivolgersi alle persone qui e ora, per quello che sono», sostiene. È una posizione che mette in discussione una memoria pubblica storicamente costruita intorno a figure individuali e dominanti, per immaginare forme di riconoscimento più aperte e plurali.

Curata da Maria Cristina Ferraioli, l’omonima mostra fino al 4 dicembre riunisce negli spazi aziendali altre opere che restituiscono la varietà della ricerca di Senatore, tra cui i neon «Breathe, you are enough» («Respira, tu sei abbastanza») e «I Contain Multitutes» («Io contengo moltitudini») (dal 5 al 7 febbraio il progetto si sposterà a Bologna, in occasione dell’Art Week, prima di tornare a Sassuolo, a Palazzo Ducale il prossimo autunno). Le frasi luminose introducono una dimensione intima e insieme collettiva: il primo messaggio invita a sottrarsi, anche solo per un istante, alla pressione della quotidianità lavorativa; il secondo richiama l’identità come spazio attraversato da altre presenze. Le opere sono collocate a un’altezza che consente di avvicinarle, in coerenza con una pratica che rifiuta la distanza come unica modalità di fruizione. L’accessibilità, per Senatore, non può restare una dichiarazione di principio: deve tradursi in condizioni concrete, dagli strumenti per le persone con disabilità alla possibilità che ciascuno si senta legittimato a entrare in relazione con l’arte.

Il progetto si inserisce nel programma Marca Corona per l’arte, avviato nel 2022 per mettere in dialogo l’azienda con artisti contemporanei attraverso workshop, mostre e iniziative rivolte anche alle scuole e ai giovani. Una vocazione che si lega alla storia della manifattura, fondata nel 1741, e alla Galleria Marca Corona, inaugurata nel 2010 per conservare e valorizzare le testimonianze della produzione ceramica. Il museo aziendale custodisce una memoria che precede di molto lo sviluppo industriale del distretto sassolese, documentando le origini artistiche e artigianali di un territorio la cui identità produttiva si è trasformata nel tempo.

Con «Materia comune», a quella memoria se ne aggiunge un’altra, contemporanea e in divenire: quella delle persone che abitano l’azienda, dei loro gesti e dei loro saperi. L’incontro tra arte e industria non si esaurisce così nella realizzazione di un’opera, ma apre una riflessione sul valore del lavoro umano e sulla possibilità di riconoscersi al di là dei ruoli professionali. Forse è proprio qui che il progetto trova la sua misura più significativa: non nell’idea che l’arte possa risolvere la crisi delle relazioni, ma nella possibilità di creare le condizioni perché le persone si guardino diversamente. E perché un monumento, invece di consegnare al futuro la memoria di qualcuno, renda visibile ciò che una comunità è stata capace di costruire insieme.

Marinella Senatore, «Materia Comune», Sassuolo (Mo), Marca Corona. Foto Mazen Jannoun

Cecilia Paccagnella, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Cecilia Paccagnella

Leggi i suoi articoli

Un monumento alle persone, con le persone. Marinella Senatore e la ceramica di Marca Corona | Cecilia Paccagnella

Un monumento alle persone, con le persone. Marinella Senatore e la ceramica di Marca Corona | Cecilia Paccagnella