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Installation view della mostra

Photo: Santi Caleca

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Installation view della mostra

Photo: Santi Caleca

Piccoli mondi, grandi rituali

Aldo Cibic trasforma la ceramica di Jingdezhen in undici micro-paesaggi metafisici: architetture fragili e luminose dove materia, gesto e memoria si condensano in una poetica dell’essenziale

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

La mostra «Small Ritual Landscapes» (fino al 26 aprile), piccola, raffinata e preziosa come quelle cui ci ha abituati la Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura, presenta undici sculture («piccoli paesaggi rituali», dice il titolo, ma si potrebbe dire anche «piccoli paesaggi metafisici», per la loro stupefatta essenzialità), ideati e realizzati da Aldo Cibic, il famoso designer italiano che da anni vive e lavora in Cina, dove ha conosciuto da vicino, innamorandosene, la pratica più che millenaria della ceramica di Jingdezhen. La città, a 600 chilometri da Shanghai dove Cibic vive, è la capitale del distretto ceramico cinese sin dal tempo della dinastia Song (960-1269), poi più ancora lo è stata sotto le dinastie Ming e Qing, e lo è tuttora, tanto da richiamare una folla di creativi dal mondo intero per l’opportunità che offre di usufruire di un sistema produttivo unico al mondo, aperto alle sperimentazioni di chi giunge qui e capace di offrire soluzioni dettate da un know-how antichissimo e capillarmente diffuso.

Installation view della mostra. Photo: Santi Caleca

Installation view della mostra. Photo: Santi Caleca

È a Jingdezhen che Aldo Cibic (Vicenza, 1955; presente con i suoi progetti nelle collezioni permanenti di tanti grandi musei internazionali) ha conosciuto la tecnica rara che prevede l’utilizzo di lastre di ceramica piatte, o leggermente incurvate con apposite forme, da incollare fra loro. Ed è qui che ha potuto usufruire della ceramica locale, già colorata in pasta e disponibile in moltissimi colori, che non impone perciò il processo di smaltatura per colorarla. Questa materia non è quindi lucente, e un po’ algida, come la terracotta invetriata ma si presenta con l’aspetto seducente di una seta opaca, capace di attrarre istintivamente lo sguardo, oltre che di suscitare il desiderio invincibile di sfiorarla.

Gli undici piccoli paesaggi rituali (piccoli, spiega Luca Molinari nell’introdurre il catalogo edito da Corraini, perché in Cina tutto è sì immenso, possente, ma c’è anche la capacità di leggere il mondo attraverso minuscoli dettagli; rituali perché qui ancora resistono ed esistono antichi riti) sono nati dopo molti tentativi e aggiustamenti, «finché, riconosce il designer, non mi sono reso conto che era già tutto lì: erano più frammenti che pezzi veri e propri, e formavano una simpatica famigliola fatta di diversi caratteri e di diversi colori che, con mia grande sorpresa, stavano bene insieme».

Nella mostra ci si imbatte così nel recinto ovale, violetto, di una minuscola manifattura ceramica, con l’altissima ciminiera, la casetta (minima e dorata) del guardiano e un’aiuola abitata da rose rosa, modellate a migliaia dalle donne locali e già pronte all’uso per chiunque le voglia utilizzare. O in «paesaggi» più essenziali, uno dei quali è una sorta di poetica pagoda color salmone, l’altro un piccolo edificio giallo dalla pianta a mandorla che, come tutti questi «paesaggi», può ospitare una candela, la cui luce uscirà qui dal foro sul tetto. In un altro, invece, la luce è irradiata dagli spazi che si aprono tra tre lastrine piatte e curve di un tenero rosa, in un altro ancora dalla finestrella di una casa essenziale di un pallido verde. Ma poiché la poesia non si può raccontare, l’invito è di vedere di persona questi piccoli mondi fatati, che qui sono accompagnati dagli altrettanto poetici disegni di ognuna delle sculture esposte.

Ada Masoero, 19 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Piccoli mondi, grandi rituali | Ada Masoero

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