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Alcuni artisti all’ingresso di Villa Empain, Bruxelles

© Stan Huaux

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Alcuni artisti all’ingresso di Villa Empain, Bruxelles

© Stan Huaux

Per 10 giorni 32 artisti abiteranno Villa Empain restituendole la sua funzione originaria

Più che una mostra, quella a Bruxelles è un’occupazione domestica: i visitatori non percorreranno una sequenza di opere isolate, bensì entreranno in un ambiente vissuto ininterrottamente

Alessia De Michelis

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Una collisione di temporalità, senza compromessi. Dall’11 al 19 marzo, Villa Empain, a Bruxelles, accoglie 32 designer e artisti di Zaventem Ateliers (un’associazione di artigianato, design e innovazione dei materiali ospitata all’interno di una ex fabbrica della città belga, Ndr), mettendo in tensione due mondi radicalmente diversi: da un lato la residenza privata Art Déco concepita nel 1934 e fondata su proporzione, ritualità e intelligenza dei materiali; e dall’altro pratiche contemporanee spesso sperimentali, talvolta radicali, saldamente ancorate al presente.

L’interno storico non viene né reinterpretato né ammorbidito. Rimane integro, in contrasto con le opere che lo abitano. Il progetto non è una rievocazione né un revival, ma un dispositivo di frizione in cui passato e presente coesistono generando nuove letture reciproche.

Più che una mostra, si tratta di un’occupazione domestica: per dieci giorni la villa torna alla sua funzione originaria, essere casa. Salotto, sala da pranzo, camere e cucina vengono riattivati nelle loro funzioni quotidiane. Non c’è scenografia, ma uso reale. Gli oggetti non sono disposti per la contemplazione: sono toccati, spostati, condivisi, attraversati dal tempo e dalla presenza.

I visitatori non percorrono una sequenza di opere isolate, bensì entrano in un ambiente vissuto ininterrottamente. La creazione coincide con la vita: gli artisti (Krjst Studio, Maison Jonckers, Mathilde Wittock, Vladimir Slavov, Aurélie Lanoisélée, Arno Declercq, Thomas Serruys, Lionel Jadot, Roxane Lahidji, Home Sails, Adeline Halot, Pierre Emmanuel Vandeputte, Pascale Risbourg, Sophie Coucke, Lila Farget, Emma Cogné, Precious Peels, Cédric van Parys, Thibault Huguet, Ben Storms, Aurélien Veyrat, Pierre Coddens, Basile Boon, Remwol, Simon Callens, Charles Schambourg, Lieselot Geeregat, Clem Vanhee, Studio Élementaires, Sharon van Overmeiren e Joséphine Zitta) abitano gli spazi, lavorano, cucinano, conversano. I loro corpi e gesti diventano parte integrante dell’opera, attivando l’architettura come un organismo temporaneo.

A completare l’esperienza, il sound design di EyevEyes costruisce un’architettura invisibile che guida da una stanza all’altra, rafforzando la percezione di un ecosistema vivo.

In concomitanza con Tefaf Maastricht e Collectible Brussels, il progetto sceglie un ritmo alternativo: alla spettacolarizzazione oppone durata e prossimità, trasformando la visita in un’esperienza di presenza più che di osservazione.

Alessia De Michelis, 02 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Per 10 giorni 32 artisti abiteranno Villa Empain restituendole la sua funzione originaria | Alessia De Michelis

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