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Nicolas Poussin, «L’Orage» 1651 ca

© GrandPalaisRmn / Gérard Blot

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Nicolas Poussin, «L’Orage» 1651 ca

© GrandPalaisRmn / Gérard Blot

L’eredità di Poussin, il poeta della natura, riunita nel Principato di Monaco

Al Nouveau Musée National de Monaco-Villa Paloma oltre 40 artisti contemporanei in dialogo con opere chiave del «più grande pittore francese»

Un assunto ormai condiviso dalla storiografia è che Nicolas Poussin (1594-1665) è probabilmente «il primo pittore a interessarsi non più al paesaggio, ma alla Natura». Nei suoi quadri la natura non è mai sola descrittiva, né semplice sfondo narrativo o riproduzione dell’esistente. Per lo storico dell’arte Pierre Rosenberg, Poussin, «il più grande pittore francese», non è un «paesaggista», ma deve essere visto come il «poeta della natura», l’«interprete del rinnovarsi dei suoi cicli, della sua violenza e della sua forza». La mostra «Il Sentimento della Natura. L’arte contemporanea allo specchio di Poussin» che, dal 13 febbraio al 25 maggio, apre la nuova stagione espositiva del Nouveau Musée National de Monaco-Villa Paloma, partendo da questo assunto, esplora l’eredità che il pittore francese ha lasciato nelle successive generazioni di artisti, anche contemporanei. In Nicolas Poussin, la natura diventa soggetto autonomo, dotato di una propria forza poetica e estetica, costruzione mentale attraversata da leggi universali, da un senso del tempo e della storia. 

Un’idea maturata lontano dalla Francia, a Roma, città che l’artista raggiunse tra la fine del 1623 e l’inizio del 1624, dove visse e lavorò per molti anni e dove assimilò la lezione dell’antico, di Raffaello e della scuola veneziana di Tiziano e Veronese. Il progetto, curato da Guillaume de Sardes, mette in dialogo oltre 40 artisti contemporanei con alcune opere chiave di Poussin, interrogandosi su ciò che resta oggi di quel «sentimento della natura», in un’epoca segnata dall’ansia ecologica e dalla crisi climatica: è ancora possibile dipingere la natura con sguardo poetico? L’obiettivo non è cercare filiazioni dirette, ma affinità sensibili. E, nel dialogo tra opere antiche e moderne, tra pitture e installazioni, disegni e fotografie, sculture e film, mostrare che esiste sul tema una sorprendente continuità. Il percorso espositivo si costruisce in sei sezioni tematiche: «Tempeste e notti», «Foreste e giardini», «Marine e cascate», «Deserti e vulcani», «Monti e montagne», «Fiori e farfalle». Tra le opere  di Poussin presenti nel percorso: il «Paysage avec ruine» (1642), prestato dal Prado di Madrid, «L’Orage» (1651 ca) dal Musée des Beaux-Arts di Rouen e il «Paysage de Grottaferrata» (1626 ca) dal Musée Fabre di Montpellier. Dipinti che trovano echi inattesi con opere di artisti di epoche e linguaggi radicalmente diversi. I temporali del pittore francese si riflettono nelle rarefazioni di Fausto Melotti («La pioggia», 1966), nelle notti fotografiche di Nan Goldin («Full Moon Over Bois de Vincennes», 2004), nelle installazioni concettuali di Latifa Echakhch («Encrage (Les Que sais-je?)», 2014). Le foreste si ritrovano nelle costruzioni artificiali di Thomas Demand («Lichtung/Clearing», 2003), mentre le marine di tradizione seicentesca entrano in risonanza con le immagini sospese di Ange Leccia («La Mer», 1991). Nella sezione dedicata a «Fiori e farfalle» sono allestite opere di Giorgio Andreotta Calò e Claudio Parmiggiani, in quella su «Monti e montagne» opere di Gustave Doré e Pierre Thoretton, mentre nella sezione «Vulcani e deserti» opere da Pierre-Henri de Valenciennes a Mimmo Jodice e Pier Paolo Calzolari

Pier Paolo Calzolari, «Teatrino», 2024. Foto: Michele Alberto Sereni. © Adagp, Paris 2026

Luana De Micco, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

L’eredità di Poussin, il poeta della natura, riunita nel Principato di Monaco | Luana De Micco

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