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Sergio Buttiglieri
Leggi i suoi articoliVenerdì 25 settembre, a Firenze, Palazzo Strozzi inaugura «Broken, il potere del frammento», una mostra straordinaria che riunisce oltre 80 opere provenienti da cinque millenni di storia e da cinque Continenti. Una diversa storia della scultura, raccontata attraverso il tema della rottura, della frammentazione e di ciò che rimane quando un’opera perde la propria integrità.
«È una mostra che ci rende particolarmente orgogliosi, racconta Arturo Galansino, direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi. Oltre 80 capolavori sono arrivati davvero da tutto il mondo nelle sale di Palazzo Strozzi e siamo felici anche perché il progetto è frutto di una collaborazione istituzionale importantissima con la National Gallery of Art di Washington, uno dei più importanti musei americani, con cui la Fondazione Palazzo Strozzi collabora ormai da tempo. Questa è infatti la terza mostra che realizziamo insieme e la nostra collaborazione non finisce qui. Ricordiamo che anche la precedente mostra dedicata a Rothko ha avuto un grande successo, grazie anche ai prestiti importantissimi della National Gallery di Washington».
Un sodalizio che Galansino definisce importante anche «nello spirito di una collaborazione transatlantica». I curatori di «Broken», C. D. Dickerson III e Andrew Sears, hanno lavorato per anni alla costruzione di questo progetto: «È stato un percorso straordinario, che ha portato alla realizzazione di un progetto espositivo emozionante e unico, molto diverso anche rispetto a ciò che abbiamo fatto in passato. Per noi rappresenta, in un certo senso, una sfida e un’apertura a nuove forme espositive».
Un lavoro reso possibile dalla collaborazione di numerosi prestatori e dei due team della Fondazione Palazzo Strozzi e della National Gallery of Art di Washington. «Ringrazio naturalmente tutti i prestatori e i due team che hanno lavorato insieme per tutti questi anni», aggiunge Galansino. «Ringrazio anche il nostro editore, Marsilio Arte, che ha realizzato ancora una volta un libro straordinario. È naturalmente il catalogo della mostra, perché comprende tutte le opere esposte, ma l’ho chiamato volutamente “libro” perché contiene una serie di saggi molto interessanti che ci invitano a riflettere sul tema del frammento in molte direzioni e da diversi punti di vista».
Fondamentale anche il lavoro sull’allestimento, affidato all’architetto Corrado Anselmi e ad Andrea Damiano, che hanno creato «un allestimento ancora una volta molto sfidante, ma al tempo stesso bellissimo ed elegante».
Giovanni Pisano, «Frammenti del monumento funebre a Margherita di Brabante (Elevatio animae)», 1312-14, Genova, Museo di Sant’Agostino. Foto Scala, Firenze
Parlando del legame con gli Stati Uniti, Galansino non dimentica Maria Manetti Shrem, storica sostenitrice di Palazzo Strozzi e mecenate che rappresenta «un vero e proprio ponte tra la Toscana e la California». Il suo sostegno è rivolto in particolare agli Educational Center che portano il suo nome e che, dal 2022, hanno accolto più di 60mila persone, con una particolare attenzione alle persone con Parkinson, autismo, demenze, disabilità intellettive e, più in generale, alle persone in condizioni di fragilità.
«È una parte importantissima del nostro operato e cerchiamo sempre di fare di più per coinvolgere i nostri pubblici, spiega Galansino. Quest’anno si aggiunge una nuova attività dedicata alle persone ipovedenti o cieche: saranno organizzate visite tattili. Abbiamo infatti realizzato una replica del Torso di Livorno, una delle opere più prestigiose della mostra, proveniente dal Museo Archeologico di Firenze e recentemente restaurata grazie al sostegno dei Friends of Florence. Le persone cieche e ipovedenti potranno quindi toccare e conoscere quest'opera attraverso la sua riproduzione».
La mostra si inserisce inoltre in una rete di iniziative che coinvolge altre realtà culturali della città. Con la Biaf-Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (24 settembre-4 ottobre), sono state previste agevolazioni reciproche per i visitatori, mentre lunedì 28 settembre alle 15, a Palazzo Corsini, Galansino, C. D. Dickerson III e Andrew Sears saranno protagonisti di una conferenza dedicata alla mostra.
Dal 25 al 27 settembre, inoltre, piazza Strozzi ospiterà un giardino segreto aperto alla cittadinanza: «Non sarà soltanto un giardino fatto di piante, ma anche di sculture, perché gli antiquari della Biennale hanno voluto arredarlo con alcune importanti opere antiche per questo progetto».
Un altro elemento importante è il fuori mostra, che porterà i temi dell’esposizione in diverse istituzioni e luoghi della città. «Segnalo in particolare la collaborazione con i musei civici fiorentini: due luoghi straordinari come il Museo Bardini e la Fondazione Salvatore Romano saranno inseriti in itinerari speciali, con sconti e attività comuni».
Egizio (Akhetaten [Amarna]), «Naso e labbra di Akhenaton», 1353-36 a.C. ca, New York, Metropolitan Museum of Art. © The Metropolitan Museum of Art/Art Resource/Scala, Firenze
Alla conferenza stampa era presente anche Kaywin Feldman, direttrice della National Gallery of Art di Washington, che ha sottolineato il carattere eccezionale del progetto. «È un vero piacere essere qui con voi questa mattina per l’inaugurazione di “Broken, il potere del frammento nella scultura”. È una mostra veramente senza precedenti. Nel corso dei millenni, il tempo, gli eventi naturali e le guerre, la devozione, ma anche gli artisti, hanno trasformato le sculture in frammenti che mantengono un’incredibile forza».
Secondo Feldman, grazie alla visione dei curatori «possiamo riflettere, ma anche stupirci, davanti a oltre 80 di questi oggetti e alle loro storie così affascinanti». E aggiunge: «Vi garantisco che, quando vedrete la mostra, sarà un’esperienza davvero speciale. Ciò che trovo particolarmente appassionante è la varietà e la complessità di queste opere e le emozioni che suscitano: dalla meraviglia alla curiosità, dallo shock all’empatia».
La mostra presenta esempi antichi di frammentazione, «sia fisica sia simbolica», messi in dialogo con gli artisti contemporanei. «Questi artisti si sono ispirati ai frammenti della forma umana per esplorare temi come la perdita, la cancellazione e il potere, con risultati affascinanti».
Feldman ha ricordato anche il valore della collaborazione con Palazzo Strozzi e con Galansino: «È una mostra ambiziosa e non sarebbe stata possibile senza il caro amico Arturo Galansino e il suo team qui alla Fondazione Palazzo Strozzi. Siamo sempre molto felici di lavorare con i nostri colleghi di questa grande istituzione, così professionale e appassionata».
Le opere riunite a Palazzo Strozzi provengono da oltre cinque Continenti e da più di 50 prestatori di tutto il mondo. «Ci sono prestiti molto rari da musei situati in Cambogia, Francia, Germania, Grecia e Messico, oltre che naturalmente dall’Italia e dagli Stati Uniti. Siamo estremamente grati a questi Paesi per averci affidato alcuni dei loro tesori più preziosi e spesso meno noti, dandoci così l'opportunità di raccontare una storia diversa sul loro potere».
Antonio Canova, «Busto de La Religione», 1815, Possagno, Museo Gypsotheca Antonio Canova. Foto Lino Zanesco
«Broken» arriverà poi alla National Gallery of Art di Washington nella primavera del 2027, come tappa finale del progetto. «È una mostra che mi sta particolarmente a cuore, ha detto Feldman. Essendo un’appassionata di arte e archeologia sin dalla giovane età, quando i curatori mi hanno proposto “Broken” è stato facile dire sì. Mi presentavano infatti molto più di una mostra: nuove prospettive sul modo in cui vediamo, valutiamo e comprendiamo le opere d’arte».
Ed è proprio il rapporto tra ciò che è stato distrutto e ciò che continua a vivere a costituire uno dei nuclei centrali dell’esposizione. «Le sculture frammentate e mutilate rispecchiano il nostro tempo, un mondo segnato dai rivolgimenti e dall’incertezza. Eppure, queste forme che sono sopravvissute suggeriscono anche la resilienza e la possibilità che la bellezza e i significati emergano da ciò che è stato fatto a pezzi».
La mostra, spiega Galansino, si snoda in dieci sale organizzate in tre principali sezioni. La prima considera il potere del frammento, il modo in cui esso incarna contemporaneamente presenza e assenza e le emozioni che suscita. I frammenti sono anche segni di resistenza e persistenza: alcune delle sculture presenti nelle prime sale, infatti, sono esistite molto più a lungo come frammenti che nella loro condizione integra. «Questo ci ricorda che l’integrità e il nostro interesse per essa sono qualcosa di fuggevole, mentre la frammentazione persiste e dura nel tempo».
La seconda sezione esamina invece le forze storiche che hanno prodotto i frammenti. Una sala ripercorre le grandi tendenze nella storia dell’iconoclastia e della distruzione dei monumenti: dagli attacchi alle immagini dei governanti durante le rivoluzioni alla distruzione delle immagini sacre nel contesto dei cambiamenti religiosi.
Un’altra sala affronta le tracce lasciate dalle guerre e dai conflitti, esaminando le minacce che questi eventi hanno rappresentato per le opere d’arte e anche il modo in cui singoli soggetti e mercato dell’arte hanno contribuito a disperdere molte di queste opere. Ma, sottolinea Galansino, è importante mostrare anche «ciò che si può fare: la conservazione, il restauro e la restituzione».
Le ultime sale sono dedicate agli artisti, dall’epoca premoderna fino al presente, che hanno lavorato sul tema della frammentazione nella loro pratica. «Queste opere mostrano quanto sia complessa la questione della creazione e della rottura, della distruzione e del rinnovamento: questioni che, nella storia dell’arte, sono sempre state profondamente intrecciate».
A queste riflessioni si collegano anche le tre installazioni site specific dell’artista olandese-belga Mark Manders, «Silent Studio», che riportano queste questioni nel presente. Una grande installazione trasforma il cortile di Palazzo Strozzi in quello che Manders stesso definisce uno «studio temporaneo all’aperto».
«Vorrei concludere ringraziando gli artisti contemporanei, dice Galansino. Il loro contributo alla mostra dimostra che il frammento è una fonte costante di ispirazione, ma anche un modo per riflettere e immaginare molteplici futuri. In questa settimana ho avuto il piacere di incontrare alcuni di questi artisti durante l’installazione ed è stato molto interessante vedere il segno che lasciano su questa città: una città ricca di storia, che continua e continuerà a reinventarsi».
«Broken, il potere del frammento» resterà aperta a Palazzo Strozzi fino al 24 gennaio 2027.
Robert Gober, «Untitled», 1991, New York, Whitney Museum of American Art. Crediti: Robert Gober, Courtesy Matthew Marks Gallery. Digital image © Whitney Museum of American Art / Licensed by Scala