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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliSul sito della Fondazione Biennale appariva in data 4 maggio una nota secondo cui «la Repubblica Islamica dell’Iran non parteciperà» alla 61ma Mostra Internazionale d’Arte. Una notizia che nel trambusto dei giorni di preview sembrava quasi all’ordine del giorno, se non fosse che, una settimana dopo, il direttore generale delle Arti Visive presso il Ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamico iraniano, Aydin Mahdizadeh Tehrani, l’ha smentita.
Il commissario della partecipazione del Paese alla manifestazione veneziana ha rilasciato una lunga e dettagliata intervista all’agenzia di stampa studentesca Iran Students News Agency, pubblicata il 12 maggio, nella quale si legge che «l’Iran non si è mai ritirato dalla partecipazione alla Biennale di Venezia» e che esisteva «un accordo iniziale per partecipare a Venezia e siamo ancora in fase di consultazione». Nell’attesa di un riscontro da parte della Fondazione, la comunicazione apparsa sul sito della Biennale ha lasciato perplessi gli organizzatori del Padiglione.
«Non abbiamo né presentato una lettera di recesso né annunciato che non saremmo partiti; al contrario, abbiamo annunciato la nostra partecipazione e chiesto una proroga, spiega Tehrani. Non ci sono state obiezioni durante gli scambi iniziali e non ci è stato detto che non era possibile avere più tempo».
A dettare le tempistiche dilatate sono stati i «recenti eventi politici» che hanno coinvolto il Paese: «Prima della guerra e persino durante il Ramadan, non sapevamo davvero come si sarebbero evolute le relazioni tra Iran e Italia e, in sostanza, se la nostra presenza lì sarebbe stata possibile». L’aspetto economico non ha aiutato: «Abbiamo fatto diverse stime dei costi e ne abbiamo discusso anche con il consulente iraniano in Italia, ma le cifre erano davvero elevate».
Una soluzione pensata da Tehrani e i membri del comitato organizzativo della partecipazione iraniana in Laguna era «un modello a breve termine; ad esempio, anziché una presenza di sette mesi, ci saremmo limitati a due o tre mesi», ma la proposta è stata respinta.
Le condizioni poste dalla Fondazione Biennale («annunciare i nostri piani entro quel periodo [marzo, Ndr], pagare l’affitto del Padiglione e degli spazi ed essere presenti sul posti dai primi di maggio») non erano sostenibili a causa della guerra in corso, soprattutto non avendo uno spazio fisso al quale appoggiarsi, motivo per cui «la necessità di creare una struttura a lungo termine si fa sentire ora più che mai», afferma il commissario.
Il clima teso che si è creato a causa delle presenze di Russia e Israele alla Mostra ha spinto inoltre il Ministero degli Affari Esteri iraniano a proporre la redazione di una lettera, consegnata alla Fondazione Biennale il 10 giugno, annunciando che «nonostante la cerimonia di apertura si fosse già svolta e l’Iran potesse non essere più in grado di partecipare alla sezione competitiva, continuiamo a insistere affinché il Padiglione iraniano venga aperto».
Ma in che cosa consiste il Padiglione iraniano? Tehrani lo descrive come «un progetto completamente nuovo e diverso, qualcosa che raramente si è visto negli ambienti artistici negli ultimi anni, basato su nuove tecnologie e approcci» e che il Ministero degli Esteri stesso vorrebbe portare in «un tour culturale e artistico in diverse città europee».
In attesa di un riscontro da parte dell’ente veneziano, la presenza iraniana a in Laguna è comunque assicurata da diversi artisti in città: Abbas Akhavan partecipa al Padiglione Canada; Farideh Lashai è inclusa nella mostra collettiva «Turandot: To the Daughters of the East» a Palazzo Franchetti; e Shirin Neshat ha un progetto autonomo a Palazzo Marin. Una rappresentanza non ufficiale è incarnata invece dall’Hyperstitional Pavilion of Iran a Palazzo Malipiero con la mostra «Hulul: On Incarnation and Incantation», curata da Pouya Jafari e Nazil Jan Parvar, che propone lavori di artisti iraniani come Real Iran, Dast Dastan, Zendan-e Eskandar, Mogh Kouh e Dorna: «una costellazione vivente e pulsante di espressione nazionale», come si legge sul sito di riferimento.