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Anselm Kiefer, «For Ōtagaki Rengetsu», 2025-2026

Courtesy of the artist and Galleria Lia Rumma Milano-Napoli

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Anselm Kiefer, «For Ōtagaki Rengetsu», 2025-2026

Courtesy of the artist and Galleria Lia Rumma Milano-Napoli

Kiefer e le donne dimenticate dalla storia

Da Palazzo Reale alla Galleria Lia Rumma, l'artista tedesco riscrive la memoria: alchimiste, regine, scienziate e muse riemergono dalla materia e dall’oblio

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Mentre nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, a Milano, continua fino a settembre la grandiosa mostra-installazione «Le Alchimiste» di Anselm Kiefer, curata da Gabriella Belli , la Galleria Lia Rumma, che da tempo rappresenta il maestro tedesco (oggi francese: è nato in Germania nel 1945 ma dal 1993 vive e lavora in Francia), presenta dal 17 aprile al 24 luglio, nella sede milanese, la sua nuova personale «I wish to die in autumn moonlight even in darkness not to be lost», in cui Kiefer rende omaggio a un altro drappello di donne del passato dimenticate dalla storia: dimenticate perché donne, proprio come le alchimiste che giganteggiano a Palazzo Reale, che erano in realtà delle guaritrici, delle «farmaciste», dedite com’erano al sollievo dalle malattie.

Fra le nuove donne oscurate dalla memoria collettiva, da Lia Rumma ci s’imbatte, tra le altre, in Bianca di Navarra, regina di Sicilia nel XV secolo che, rimasta vedova, fu imprigionata da un barone ostile ma che riuscì a sfuggire alla prigionia, in Isabella Cortese, medico e scrittrice del XVI secolo, in Sophie Brahe, astronoma e scienziata danese vissuta tra il Cinque e il Seicento, e in Ōtagaki Rengetsu, monaca buddista, ceramista e poetessa vissuta nell’Ottocento, autrice del verso che Anselm Kiefer ha scelto come titolo di questa rassegna. Anche a lei l’artista ha dedicato un’opera, il dipinto «For Ōtagaki Rengetsu» (2025–26; quasi quattro metri di altezza per 9,5 metri), presentato in apertura della mostra. Pensato per il grande spazio al piano terreno della galleria, così come tutti i lavori in mostra, che sono stati concepiti in stretta relazione agli spazi che li accolgono, il dipinto mostra il volto urlante della poetessa emergere dalla ruvida pittura, che in Kiefer si va facendo via via più materica e composita, tanto da trasformare i suoi dipinti in una sorta di bassorilievi, incrostati di composti misteriosi, stratificati di materie inconoscibili, sottoposti a processi di elettrolisi e di ossidazione, che seguono percorsi incontrollabili sfuggendo al controllo dell’autore, e che donano alla materia pittorica gelide colorazioni verdi e azzurre, in stridente armonia con l’oro (materiale alchemico quant’altri mai) su cui sono inscritti i nomi delle protagoniste. Non stupisce che Kiefer, sedotto com’è, da sempre, dalle simbologie e dai processi alchemici, abbia scelto le antiche alchimiste (allora ritenute «streghe») per esordire in questo suo percorso di riscoperta di figure del passato sepolte dai sedimenti della storia, da cui lui le estrae nelle sue opere con evidente sforzo, rimodellandone e ricomponendone le fattezze, i corpi, le vite.

A loro Kiefer ha voluto aggiungere due figure che il corpo non hanno mai avuto, essendo personaggi mitologi: sono Calliope e Melpomene, figlie entrambe di Zeus e di Mnemosine (la dea della memoria), la prima («colei che ha una bella voce»), musa della poesia epica e dell’eloquenza, la seconda, musa della tragedia, che Anselm Kiefer ha voluto rappresentare in un’unica, grande tela che riempie di sé, con le sue dimensioni e con la sua potenza emotiva, il primo piano della galleria.

Ada Masoero, 09 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Kiefer e le donne dimenticate dalla storia | Ada Masoero

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