«Il Ventottesimo» (1965) di Enrico Baj (particolare)

Foto © Matteo Zarbo

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«Il Ventottesimo» (1965) di Enrico Baj (particolare)

Foto © Matteo Zarbo

Gli artisti e le opere di Giorgio Marconi da BKV Fine Art

L’omaggio al gallerista recentemente scomparso di tre collezionisti-galleristi nel nuovo spazio che è «un luogo di studio, di conversazioni colte e di dibattito»

La nuova galleria milanese BKV Fine Art (B come Paolo Bonacina; K come Edoardo Koelliker, V come Massimo Vecchia) ha presentato nello scorso marzo la sua fascinosa sede di via Fontana 16, nel centro di Milano, non con una mostra ma con poche, selezionate opere con cui anticipava la linea che i tre esperti collezionisti-galleristi intendono perseguire: puntare sulle opere e non sugli artisti; accostare antico, moderno, contemporaneo («ma storicizzato») per via di «affinità elettive» e fare della galleria un luogo di studio, di conversazioni colte e di dibattito e non uno spazio dove ci si limita a scambiare opere d’arte.

Ora BKV Fine Art debutta sui suoi tre piani (negli spazi già della galleria Robilant+Voena, trasfigurati dai nuovi colori luminosi, cerulei) con la sua prima mostra, allestita dal 19 giugno al 27 luglio. E lo fa in omaggio al grande gallerista Giorgio Marconi, scomparso poche settimane fa. «Lo stimolo, spiega Massimo Vecchia, ci è giunto da una lettera scritta all’amico appena scomparso dal grande collezionista Luigi Koelliker (padre di Edoardo, Ndr), che a Giorgio Marconi era legato da un’amicizia fraterna. Così, la mostra, mutuando l’incipit della lettera, s’intitola “Caro Giorgio...”, ed espone soltanto opere dei “suoi” artisti e solo opere da lui esposte». 

Lavori, poi, da cui emergono i rapporti tra il gallerista e gli artisti e tra questi fra loro (lo Studio Marconi era un luogo di cultura ma anche di amicizie e di bella vita): così, entrando negli spazi chiarissimi del piano terreno, ci s’imbatte nel dipinto di Valerio Adami «Le peintre aux lunettes» dedicato a Emilio Tadini, di cui, lì accanto, sono presenti due grandi dipinti, oltre a una testa-labirinto di Angelo Cagnone. Di sopra, il grande dipinto di Hsiao Chin (con una sua personale Giorgio Marconi chiuse nel 1992 lo Studio Marconi, poi rinato in altra forma) qui messo in dialogo con una testa archeologica del II-III secolo d.C. («di area egiziana: è una testa di Giove ibridato con il dio Amon»), introduce alla stanza rivestita di velluto «di un azzurro Bardini», in ricordo di Villa Bardini a Firenze, ma anche in armonia con i «corami» della boiserie. E qui c’è un’altra testimonianza dell’amicizia tra il gallerista e i suoi artisti nel «Personaggio» anni ’60 di Enrico Baj, centrato da una targhetta con il numero 28 («prelevata» dall’artista da una strada di Londra), sul quale Luigi Koelliker, nella lettera, racconta uno scambio giocoso tra Baj e Marconi. Ma di Baj c’è anche uno studio del monumentale «I funerali dell’anarchico Pinelli», rimasto sempre in collezione Marconi. Insieme, due décollage di Mimmo Rotella e il raro Man Ray del 1946 che porta sul retro l’iscrizione «Giorgio Man Ray». Un altro Hsiao Chin, gigantesco, un sorprendente lavoro rosso di Giò Pomodoro e le opere di Gianfranco Pardi, Antonio Dias e Gianni Colombo abitano il salone, insieme a un «Paesaggio TV» di Mario Schifano esposto da Marconi nel 1970, mentre nel percorso s’incontrano opere di Luciano Bartolini, Lucio Del Pezzo, Giuseppe Maraniello e Aldo Spoldi

La prossima mostra? Come ci anticipa Paolo Bonacina, sarà sorprendente e spettacolare: una parata impressionante di teste mozze, dall’antico fino a oggi. Il titolo? «Perdere la testa»

«Le peintre aux lunettes» (1981) di Valerio Adami. Foto © Matteo Zarbo

Ada Masoero, 17 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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Gli artisti e le opere di Giorgio Marconi da BKV Fine Art | Ada Masoero

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