Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliLa mostra «Rothko a Firenze» è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, diretta da Arturo Galansino, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura-Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.
Arturo Galansino, dopo il successo di Beato Angelico (oltre 250mila visitatori) ora una mostra in continuità, che rinforza il legame tra arte antica e contemporanea e invita a leggere connessioni più profonde tra l’arte di grandi maestri. Com’è nata quest’iniziativa e quanto è stata lunga la genesi di questa mostra?
Christopher Rothko pensava a questo progetto già da molti anni, ma è da cinque che stiamo preparando la mostra di Palazzo Strozzi, che ha richiesto una genesi piuttosto lunga, data l’importanza dell’artista, una sorta di Old Master della modernità, vivo nell’immaginario di tantissime persone. È stata una bella sfida e siamo molto felici della scelta delle opere che provengono da grandi collezioni museali, ma anche da collezioni private, tra cui quella della famiglia.
A Rothko interessava molto anche Giotto: come mai non avete pensato a una sede con Giotto, anche se è oggetto di un saggio di Gerhard Wolf nel catalogo?
In buona parte per motivi molto pratici, perché i valori astronomici delle opere che sono in mostra sono enormi e abbiamo scelto sedi che garantissero una certa sicurezza.
Com’è cambiato in questi anni, se è cambiato, il pubblico della Fondazione Palazzo Strozzi?
È un pubblico sempre più ampio e più interessato alle sperimentazioni e ai linguaggi contemporanei, ma anche ricettivo verso mostre come quella di Beato Angelico, unica e irripetibile. Mi ha davvero sorpreso quanti abbiano colto l’importanza di quest’iniziativa, che ha avuto una ricezione internazionale grandissima, dovuta anche alla reputazione di successi precedenti, come quello della mostra su Donatello, che pur non aveva raggiunto il numero di visitatori di Angelico. Vorrei ricordare inoltre che il Convento di San Marco ha quadruplicato in tre mesi gli ingressi di un anno: Palazzo Strozzi è quindi anche una realtà che valorizza il patrimonio, non solo appunto in termini di affluenza, ma anche di restauri (28 che sono quelli finanziati per la mostra di Beato Angelico).
E dopo Rothko?
La prossima sarà una grande mostra realizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington sulla scultura di tutti i tempi, dall’antichità ai giorni nostri. Continueremo a dedicarci sia al contemporaneo sia ai maestri storici che poi diventano, di fatto, un fenomeno di cultura contemporanea, come nel caso dell’Angelico appunto.