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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliPuò il teatro diventare uno strumento per addestrare l’Intelligenza Artificiale? E in che modo gli algoritmi stanno trasformando il linguaggio musicale e le pratiche artistiche contemporanee? Sono le domande al centro dell’appuntamento organizzato da Berggruen Arts & Culture sabato 10 ottobre a Palazzo Diedo, a Venezia, nell’ambito di «Strange Rules», mostra curata da Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist con Adriana Rispoli.
La riflessione sull’IA si intreccia con la storia della musica elettronica grazie a John Chowning, pioniere dell’elaborazione informatica del suono. Alle 18, il compositore dialogherà con Holly Herndon, co-curatrice della mostra, prima dell’esecuzione spazializzata di «Stria» (18.30), opera del 1977 costruita attraverso procedimenti algoritmici e proporzioni legate alla sezione aurea.
Il programma affronta anche il rapporto tra identità, regole e sistemi digitali. Alle 17.30 Sarah Friend indagherà il concetto di persona nell’era sintetica, mentre alle 16.45 il collettivo New Models e Dean Kissick ripercorreranno le genealogie della Protocol Art, da Mallarmé, Duchamp e Cage alle sperimentazioni digitali contemporanee. Ad aprire gli incontri, alle 16, saranno Venkatesh Rao e Simon Denny, con un confronto sull’impatto delle tecnologie nella vita quotidiana.
A chiudere il pomeriggio, alle 19.30, sarà Hito Steyerl con «AI and Theatre (A First Read)», prima lettura pubblica di un progetto inedito che esplora la finzione scenica e la recitazione come strumenti per addestrare i modelli generativi. Un esperimento che mette in relazione l’imprevedibilità dell’interpretazione dal vivo e la logica computazionale, aprendo nuove prospettive sulle drammaturgie del futuro.
Attraverso talk, performance sonore e ricerca interdisciplinare, «Strange Rules» propone così una riflessione sulle regole che governano la creazione e sulle possibilità di ripensarle nell’incontro tra esseri umani e sistemi artificiali.