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Campagna pubblicitaria Autunno Inverno 1985-1986 fotografata da Sergio Caminata. A sinistra Violeta Sanchez, a destra Amalia Vairelli

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Campagna pubblicitaria Autunno Inverno 1985-1986 fotografata da Sergio Caminata. A sinistra Violeta Sanchez, a destra Amalia Vairelli

Dal guardaroba di Moschino alle rotte di Marco Polo, il Forte di Bard attraversa gli immaginari

Due mostre accostano la moda anticonformista dello stilista italiano alla ricerca fotografica di Michael Yamashita, tra abiti d’archivio, reportage e testimonianze storiche

 

Nicoletta Biglietti

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Una moda che trasforma il buon gusto in una provocazione e una fotografia che usa il viaggio per attraversare secoli di storia. Sono i temi di due delle mostre che il Forte di Bard presenta nella stagione autunnale, con percorsi molto diversi ma accomunati dall’idea di percorrere un immaginario e restituirlo attraverso uno sguardo contemporaneo. Fino al 29 marzo 2027, «Franco Moschino. Ceci n’est pas une exposition», occupa le Cantine del Forte con oltre 200 fotografie, abiti iconici e materiali d’archivio. Curata da Pier Paolo Pitacco, in collaborazione con Catia Zucchetti e con il contributo critico di Giuseppe Mastromatteo, la mostra ripercorre una carriera costruita sulla rottura dei codici della moda. Il suo metodo era semplice e radicale: prendere simboli, capi e riferimenti riconoscibili e modificarli fino a cambiarne il significato.

Un tailleur «alla Chanel» con girandole al posto dei bottoni, un tubino nero con il prezzo ricamato sul capo, gonne composte da cravatte. La moda diventa così un terreno per il gioco e la critica. Nell’universo di Moschino entrano anche la Gioconda, il David, i Pupi siciliani, la Gazzetta dello Sport e il golfo di Napoli. La cultura italiana viene scomposta e ricomposta in un linguaggio pop e anticonformista.

Il percorso si articola in sei sale tematiche, con installazioni al neon, fotografie di Stefano Babic, Sergio Caminata e Stefano Pandini, campagne pubblicitarie, vetrine della maison e una selezione di abiti vintage originali. Video e interviste raccolti da Alberto Clementi, Tommaso Basilio e Pier Paolo Pitacco restituiscono anche il percorso umano dello stilista, dagli inizi ad Abbiategrasso alla fondazione della maison nel 1983, fino all’impegno sociale ed ecologico degli ultimi anni. Poche settimane dopo, il Forte cambia prospettiva: «Sulle tracce di Marco Polo», progetto fotografico di Michael Yamashita visibile dal 20 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, segue la rotta raccontata nel «Milione» attraverso 88 scatti del fotografo americano di origini giapponesi, autore di numerosi reportage per National Geographic. Dall’Italia all’Asia centrale, passando per Turchia, Iran, Afghanistan, Birmania, Cina e India, il viaggio mette a confronto i luoghi descritti nel XIII secolo con quelli osservati oggi. Yamashita lavora da oltre quarant’anni sui grandi itinerari della storia. Ha seguito le tracce di Marco Polo, del poeta giapponese Matsuo Bashō e dell’ammiraglio cinese Zheng He, trasformando la ricerca geografica in un’indagine sulle culture attraversate. Le sue fotografie alternano paesaggi e ritratti, monumentalità e dimensione quotidiana, costruendo una narrazione nella quale la composizione ha lo stesso peso della testimonianza.

A Bard le immagini sono affiancate da testi e approfondimenti storico-artistici e da un nucleo di oggetti storico-scientifici curato dall’architetto Michelangelo Lupo. Tra questi, la prima edizione in volgare italiano del Milione proveniente dalla Biblioteca Queriniana di Brescia, un ritratto di Marco Polo dipinto da Annibale Strata nel 1849, una copia del testamento originale, una sfera armillare del XVI-XVII secolo e un globo terrestre inglese del XIX secolo.

Nicoletta Biglietti, 22 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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