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Iniziando dalle prime intuizioni ispirate alle ceramiche di Picasso e Braque, il fondatore della celebre Fucina degli Angeli, battezzata così su idea di Jean Cocteau, ha saputo tradurre in materia vitrea il segno di autori come Oskar Kokoschka, Jean Arp, Max Ernst, Dorothea Tanning e Arman
- Alessia De Michelis
- 22 settembre 2026
- 00’minuti di lettura
Da sinistra: Max Ernst, «Re e Regina», 1964, Losanna, Mudac, Collection de la Ville de Lausanne; Jean Cocteau, «Caprone (o Lucifero)», 1962, Losanna, Mudac, Collection de la Ville de Lausanne
© Max Ernst, by Siae 2026; © Jean Clement Eugene Mar Cocteau, by Siae
Dal design alla scultura: a Venezia la rivoluzione vitrea di Egidio Costantini e Peggy Guggenheim
Iniziando dalle prime intuizioni ispirate alle ceramiche di Picasso e Braque, il fondatore della celebre Fucina degli Angeli, battezzata così su idea di Jean Cocteau, ha saputo tradurre in materia vitrea il segno di autori come Oskar Kokoschka, Jean Arp, Max Ernst, Dorothea Tanning e Arman
- Alessia De Michelis
- 22 settembre 2026
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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliPartire dai bozzetti, dalle sculture e dai materiali d’archivio per dimostrare come il vetro si sia finalmente affrancato dal perimetro delle arti decorative per affermarsi a pieno titolo come linguaggio espressivo del Contemporaneo. È questo il cuore teorico di un’articolata parabola del Novecento che, a partire dagli anni Cinquanta, ha visto le fornaci muranesi trasformarsi nel laboratorio di sperimentazione per i maestri delle avanguardie internazionali.
Al centro di questa svolta visionaria si colloca la figura di Egidio Costantini (1912-2007). Iniziando dalle prime intuizioni ispirate alle ceramiche di Picasso e Braque, il fondatore della celebre Fucina degli Angeli, battezzata così su idea di Jean Cocteau, ha saputo tradurre in materia vitrea il segno di autori come Oskar Kokoschka, Jean Arp, Max Ernst, Dorothea Tanning e Arman. Straordinari i dialoghi con l’Astrattismo (Giuseppe Capogrossi, Remo Bianco, Luigi Veronesi) e con Lucio Fontana, di cui Costantini diede forma tridimensionale ad alcuni «Concetti spaziali», compresa la celebre «Construction» del 1964. Un percorso di ricerca esteso negli anni anche ai protagonisti della scena giapponese (Mikuni Omura, Tomio Miki, Katsuhiko Narita e Tadanori Yokoo) e a collaborazioni più tarde con James Coignard, Pino Mucchiut e John C. Portman.
A decretare il successo mondiale della Fucina fu il determinante sostegno di Peggy Guggenheim. Oltre ad acquistarne le opere, la collezionista guidò la strategia espositiva della galleria su scala internazionale: dal Naviglio di Milano all’Obelisco di Roma, fino allo storico approdo nel 1965 al MoMA di New York con la rassegna «Sculpture in Glass», che valse a Costantini la consacrazione della rivista «Time» come «visionario contemporaneo veneziano».
L’intera vicenda viene oggi riletta in una grande rassegna che riunisce oltre 100 capolavori da istituzioni quali il Mudac di Losanna, l’Historisches Museum di Basilea e il Museum of Fine Arts di Boston, affiancati dal catalogo Marsilio Arte curato da Cristina Beltrami. La mostra «Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento», a cura della stessa Beltrami, sarà aperta al pubblico dal 14 novembre al 29 marzo 2027 presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.