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Installation view della mostra di Buhlebezwe Siwani

© Nicola Gnesi

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Installation view della mostra di Buhlebezwe Siwani

© Nicola Gnesi

Consonni Radziszewski apre puntando su Buhlebezwe Siwani

L'artista sudafricana, invitata da Koyo Kouoh alla 61ma Biennale di Venezia, racconta la memoria dei paesaggi di Soweto attraverso pittura, tessuti e materiali quotidiani

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Per inaugurare il nuovo spazio milanese della loro galleria, che va ad aggiungersi alle sedi di Lisbona e di Varsavia, Matteo Consonni e Dawid Radziszewski hanno scelto Buhlebezwe Siwani, artista multidisciplinare nata nel 1987 a Johannesburg e cresciuta nel quartiere-ghetto di Soweto al tempo del feroce apartheid praticato dalla minoranza bianca sulla popolazione locale. Inevitabile che su Buhlebezwe, donna di colore e per di più Sangoma (sciamana), dunque portatrice delle più antiche credenze della sua gente, l’impatto di quella brutale politica abbia lasciato segni profondi, che tuttavia lei manifesta nel suo lavoro con un linguaggio denso sì di rimandi simbolici legati ai propri vissuti e alle proprie esperienze, ma al tempo stesso capace di portare un messaggio universale. Come l’arte vera dovrebbe saper fare. Non a caso l’artista è stata invitata da Koyo Kouoh alla 61ma Biennale di Venezia, «In Minor Keys», che si apre il 9 maggio prossimo.

 

Installation view della mostra di Buhlebezwe Siwani. © Nicola Gnesi

Installation view della mostra di Buhlebezwe Siwani. © Nicola Gnesi

La mostra milanese, che s’intitola «uYana umhlaba», cioè «sta piovendo terra», o anche «lacrime di terra» (27 marzo – 30 maggio), espone i dipinti polimaterici inediti di un ciclo che sviluppa la ricerca avviata nel 2020 con la serie «Inkanyamba», esposta per la prima volta alla Galeria Municipal de Almada in Portogallo. Sono paesaggi, o meglio memorie di paesaggi sedimentate nell’immaginario dell’artista, che ora vive tra Città del Capo e Amsterdam, dai tempi dell’infanzia nella zona aurifera di Johannesburg, in cui confluivano i minatori dalle regioni limitrofe, che prendono forma su ritagli di tessuti ordinari, cuciti fra loro con suture imperfette ed evocative, sui quali l’artista applica materie diverse, tutte tramate di simboli: come il dozzinale sapone verde smeraldo con cui i locali puliscono il loro corpo (vissuto come «impuro» perché nero, e più che mai «impuro», storicamente, quello delle donne) e le loro stanze, fanno il bucato e strofinano le stoviglie, in operazioni che quasi diventano rituali di purificazione, in cui l’acqua, come in ogni cultura del mondo, riveste un ruolo primario. Quel sapone diventa dunque per loro una sorta di feticcio e Buhlebezwequi lo scioglie nell’acqua (in altri casi modella con esso massicce sculture), lo mischia a resine e lascia colare l’impasto sul supporto, dando vita a geografie misteriose ed elusive di laghi o colline, o montagne che in alcuni di essi sembrano riflettersi in specchi d’acqua. Spesso bipartiti come da un orizzonte, i dipinti sono ricoperti, là dove non c’è il sapone, da un pigmento aureo che evoca il quartiere minerario di Soweto dove, tra rigidi steccati razziali, ha vissuto la sua infanzia, mentre conferisce una valenza sacrale a ogni opera, oltre a un’evidente valenza estetica: forse nemmeno cercata, questa, ma di certo sottesa. La mostra si dipana sui due piani del villino del primo Novecento in cui si apre la galleria e al secondo piano si conclude in una sala davvero emozionante. Mentre negli spazi contigui sono presentati, in una piccola antologia, i lavori di importanti artisti rappresentati dalla galleria Consonni Radziszewski.

Anche la piccola villa in cui ha sede, con le sue forme gentili e il suo fascino rétro, annidata com’è, a sorpresa, nel cortile di un palazzo storicista milanese dello scorso secolo (in via Gustavo Modena 6), gioca un ruolo non secondario. Il restauro ha saputo rispettarne il sapore originario, conservando tutto ciò che si poteva conservare ma rendendola al tempo stesso perfettamente adeguata alle nuove funzioni. Intanto, nella galleria Consonni Radziszewski di Varsavia è in corso la mostra di Annette Barcelo e Jason Dodge (in partnership con Galleria Franco Noero) e a Lisbona, in occasione di ARCO Lisboa, il 27 maggio si aprirà una personale di Tomasz Kowalski.

Ada Masoero, 25 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Consonni Radziszewski apre puntando su Buhlebezwe Siwani | Ada Masoero

Consonni Radziszewski apre puntando su Buhlebezwe Siwani | Ada Masoero