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Michaelina Wautier, «Olfatto», 1650, Rose-Marie and Eijk Van Otterloo Collection (particolare)

© Courtesy della Royal Academy of Arts

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Michaelina Wautier, «Olfatto», 1650, Rose-Marie and Eijk Van Otterloo Collection (particolare)

© Courtesy della Royal Academy of Arts

Alla Royal Academy la fiamminga Michaelina Wautier, tra le pittrici nordiche dimenticate o sottovalutate

As You Like It • Nella mostra è presentata in modo impeccabile la sua molteplicità di talenti, ma è subito evidente che l’artista non era in grado di primeggiare in tutti questi campi, e sono le rappresentazioni di singole figure in primo piano, divise tra ritratti, immagini di santi e scene di genere, che incantano di più

David Ekserdjian

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Per troppi secoli le pochissime donne che hanno esercitato il mestiere di artista nel Cinque e Seicento sono state dimenticate o sottovalutate. Fortunatamente, in tempi più recenti, l’analisi  delle opere di alcune notevoli pittrici ha cominciato ad abolire questo pregiudizio. Nel contesto italiano, personaggi come Lavinia Fontana (al centro di una mostra importante alla National Gallery of Ireland a Dublino nel 2024-25), Sofonisba Anguissola, e, in primo luogo, Artemisia Gentileschi, ci hanno insegnato che il genere dell’artista non determina la qualità delle sue produzioni. Nei Paesi Bassi, invece, Caterina van Hemessen (1528-post 1567), nota come ritrattista, e Rachel Ruysch (1664-1750), famosa per le sue nature morte, fanno eccezione a una più generale trascuratezza, e sembra molto probabile quindi che ci siano altre artiste, non da meno, da riabilitare.

Una delle poche pittrici nordiche a riemergere negli ultimi decenni è Michaelina Wautier (ca 1614-89), l’eroina di una non enorme ma comprensiva mostra alla Royal Academy di Londra (fino al 21 giugno), precedentemente allestita al Kunsthistorisches Museum di Vienna.   

Oggi siamo abituati ad apprezzare le pittrici, anche se il rischio maggiore è un altro: bisogna resistere alla tentazione di tesserne le lodi semplicemente perché appartengono al genere femminile e dobbiamo invece giudicarle con assoluta oggettività. Per fortuna, abbiamo fatto enormi passi avanti da quando il Dr. Samuel Johnson, a colloquio con il suo biografo, James Boswell, nel 1763, paragonava una donna che predica a un cane che cammina sulle zampe posteriori: «Non lo fa bene, ma è sorprendente che riesca a farlo». E una Michaelina Wautier non ha bisogno di una supplica speciale. Comunque sia, alla Royal Academy viene descritta come una pioniera («trailblazer»), lo stesso termine adottato nel titolo della mostra irlandese su Lavinia Fontana. La rassegna britannica tuttavia non prova a convincere i visitatori che Michaelina fu una pioniera al livello dei suoi contemporanei Rubens e Van Dyck, ma che merita questo epiteto soprattutto perché eccezionalmente ha eseguito dipinti più o meno di ogni tipo: nature morte, ritratti, scene di genere, quadri religiosi e in particolare una mitologia di dimensioni imponenti, «Il trionfo di Bacco», a cui torneremo.

Michaelina Wautier, «I cinque sensi (Gusto)», 1650, Boston, Rose-Marie and Eijk Van Otterloo Collection. Foto © 2025 Museum of Fine Arts, Boston

Michaelina Wautier, «San Giovanni Evangelista», ca 1656-59, The Parity Project

Nella mostra è presentata in modo impeccabile questa molteplicità di talenti, ma è subito evidente che Wautier non era in grado di primeggiare in tutti questi campi, e sono le rappresentazioni di singole figure in primo piano, divise tra ritratti, immagini di santi e scene di genere, che incantano di più. In particolare, la serie dei «Cinque sensi», ognuna firmata e datata 1650, costituisce a mio avviso l’apice del suo talento. Di solito, in questo periodo i cinque sensi vengono portati in vita nella forma di allegorie poetiche, ma qui invece i protagonisti sono tutti ragazzi, alcuni giovanissimi. Non vi è alcun dubbio che sono basati su studi dal vivo, e infatti molti di questi «ritratti» tornano in altri suoi dipinti. Rappresentano una combinazione indimenticabile di intimità e spirito che ci fa sorridere. Nel caso dell’«Olfatto», forse il capolavoro in assoluto del gruppo, siamo di fronte a un ragazzino che ci guarda: nella mano sinistra tiene un uovo senza la parte superiore del guscio, mentre con la destra si tappa il naso per bloccare l’odore dell’uovo evidentemente marcio. Il gruppo è un ritrovamento felicissimo molto recente, passato all’asta solo nel 2020: questi «Cinque sensi» sono stati acquisiti da Rose-Marie ed Eijk Van Otterloo per la loro collezione. Ci danno la speranza che il corpus di Michaelina Wautier non sia ancora completamente definito. Nei miei sogni, si ritroverà presto l’intensissimo «Ritratto di Andrea Cantelmo», che conosciamo nella forma di un’incisione di Paulus Pontius, presente in mostra e alla quale si ispirò. Il fatto che tutte queste tele siano firmate è cruciale, perché conferma la responsabilità di Michaelina per ogni elemento della serie.

In altri casi esiste una diversa possibilità per la loro paternità. Non deve sorprendere se molte pittrici erano figlie di pittori, si pensi ovviamente a Lavinia Fontana e ad Artemisia Gentileschi, ma si possono anche aggiungere le meno note Marietta Tintoretto e Fede Galizia.

Per quanto riguarda Michaelina, il parente artista più stretto è il fratello Charles, di cui sono riuniti in mostra quasi una decina di quadri e numerose stampe delle sue invenzioni. Cinque dipinti recano la sua firma, senza la quale non sarebbe sempre facile distinguere le opere della sorella da quelle del fratello.     

Nel primo Novecento, Gustav Glück, noto conservatore di dipinti fiamminghi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, negava che «Il trionfo di Bacco» di Michaelina così accurato potesse essere opera di una donna, forse soprattutto per la sua monumentalità (271,5x355,5 cm). Ed è quindi di gran lunga la più ampia delle sue opere, ma non è facilmente amabile. Le singole figure, e in particolare le loro teste, sono impressionanti, ma l’insieme della composizione non risulta coerente. Non è la fine del mondo perché alla Royal Academy ci sono tante altre bellezze da apprezzare.

Michaelina Wautier, «Il trionfo di Bacco», ca 1655-59, Vienna, Kunsthistorisches Museum. Foto © KHM-Museumsverband

David Ekserdjian, 21 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Royal Academy la fiamminga Michaelina Wautier, tra le pittrici nordiche dimenticate o sottovalutate | David Ekserdjian

Alla Royal Academy la fiamminga Michaelina Wautier, tra le pittrici nordiche dimenticate o sottovalutate | David Ekserdjian