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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoli«Se il destino dei nostri corpi grossolani era quello di sgretolarsi sulla terra che li accoglieva, i nostri sé spirituali fecero ciò che gli uccelli fanno abitualmente, ascendere, nel paradiso suggerito agli esseri umani dall’infinità ottica del cielo» scrive il celebre storico dell’arte, scrittore e divulgatore inglese Simon Schama nel catalogo della mostra «Birds» (Uccelli), da lui curata nella Mauritshuis de L’Aia, che la ospita dal 12 febbraio al 7 giugno. E precisa: «Nessun’altra creatura si è fissata in modo così ossessivo e onnipresente nella nostra irrequieta immaginazione ancorata alla terra, una fissazione dipinta, stampata, scolpita, filmata nella nostra arte. Possono apparire come distruttori terminali o creatori primordiali, o prima l’uno e poi l’altro. Sono stati rappresentati nell’arte colta come agenti di tortura, mentre lacerano le viscere del presuntuoso Prometeo alla ricerca del fuoco. Ma gli uccelli sono stati anche simboli erotici, almeno quando si diceva che Giove si fosse tramutato in cigno e, fatto che tuttora suggestiona i lettori di Ovidio, dopo alcuni preliminari piumati si fosse accoppiato con la regina di Sparta. Dall’uovo che ne nacque non uscì un pulcino bagnato, ma Elena, la cui bellezza avrebbe cambiato la storia e condannato Troia».
Non è dunque un caso che Schama abbia scelto come simbolico cocuratore «The Goldfinch», il cardellino prigioniero dipinto da Carel Fabritius nel 1654 in uno dei dipinti più amati della Mauritshuis, posto in chiusura della mostra insieme a un’altra opera-chiave, «L’Oiseau dans l’espace» (1932-40) di Constantin Brâncuși oggi alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Schama sottolinea che «la verosimiglianza del dipinto di Carel Fabritius è condizionata dalla prigionia, mentre quella della scultura di Constantin Brâncuși presuppone la liberazione del volo». Oltre infatti all’eterna fascinazione dell’uomo per questa straordinaria capacità che la Natura gli ha negato, l’altro grande e contraddittorio tema di una mostra che dalla spiritualità dell’Antico Egitto conduce il visitatore fino alla moda contemporanea è l’uso-abuso da sempre imposto dall’umanità al mondo naturale.
La direttrice della Mauritshuis Martine Gosselink, cocuratrice del catalogo Birds. The Goldfinch, Man and Bird (Mauritshuis/Hannibal ed.), ricorda come la sua proposta di coinvolgere Schama sia avvenuta nel 2023 proprio dopo la visione di un programma televisivo inglese in cui lo storico dell’arte presentava il suo libro Corpi estranei: come pandemie e vaccini hanno plasmato la storia (2023), dedicato alla relazione crudele, pericolosa e completamente sbilanciata che oggi lega uomo e mondo naturale. Il risultato, come lo descrivono al museo, è una mostra pensata come una «voliera di opere d’arte», che invita il visitatore a riflettere su temi come la libertà, il cambiamento climatico, il consumo e lo sfruttamento del mondo naturale, e le cui pricipali aree tematiche portano titoli evocativi: «Messaggeri celesti», «Invidia degli uccelli», «Innamorati e sedotti», «Piumaggio», «Voli spezzati». Grazie a importanti prestiti internazionali, Schama propone un’eccezionale raccolta, che crossa tra linguaggi artistici antichi e contemporanei proponendo capolavori che vanno dagli studi di Leonardo sull’anatomia dell’ala, oggi nelle collezioni reali inglesi, all’Icaro di Henri Matisse del Museo Voorlinden di Wassenaar, dagli outfit delle sfilate della stilista olandese Iris van Herpen alla Colomba di Picasso oggi a Münster, oltre ovviamente a eccezionali opere del Seicento fiammingo come il «Modello» per l’«Ascensione della Vergine» (1622-25 ca) di Peter Paul Rubens, nelle collezioni della Mauritshuis, o la «Natura morta con pavoni» (1639 ca.) di Rembrandt conservata al Rijksmuseum di Amsterdam.
Constantin Brâncuși, «L’Oiseau dans l’espace», 1932-40, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim