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Federico Campagna, Dozie Kanu, «A Library as Large as the World», 2025

Courtesy of Luma Arles. Foto: Victor&Simon-Grégoire D’Ablon

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Federico Campagna, Dozie Kanu, «A Library as Large as the World», 2025

Courtesy of Luma Arles. Foto: Victor&Simon-Grégoire D’Ablon

Alla Fondazione ICA Milano lo spirito guida di Jean Cocteau

La programmazione primaverile della fondazione milanese inizia con Dozie Kanu, Marc Camille Chaimowicz e Giovanni Stefano Ghidini, e prosegue con i finalisti dell’ottavo Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura

Con la duplice personale «The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits» e con il progetto «Giovanni Stefano Ghidini. 52 Ludlow», Fondazione ICA Milano avvia, dal 19 marzo al 23 maggio, la sua programmazione primaverile. Dei due progetti, il primo, curato da Rita Selvaggio con il supporto di Giulia Civardi, curatrice Nicoletta Fiorucci Collection (che attraverso la Nicoletta Fiorucci Foundation è partner della mostra milanese), mette in dialogo due installazioni, due stanze accoglienti («strutture ospitanti»), opera di due artisti di generazioni diverse ma legati da una lettura comune del tema del doppio e dalla fiducia nella trasmissione delle forme. 

Un dialogo in cui subito entra, però, una terza figura, chiamata in causa dall’opera di Marc Camille Chaimowicz (Parigi, 1947-Londra, 2024; padre polacco, madre francese, cresciuto e formato a Londra, i cui interni sono presenti dagli anni Ottanta in importanti musei): la sua «stanza» (2003-14) è infatti intitolata a «Jean Cocteau» (Francia, 1889-1963; poeta, drammaturgo, saggista, disegnatore e molto altro, compagno di strada di Guillaume Apollinaire e di Max Jacob, di Picasso e di Modigliani), ed è quindi proprio quella di Cocteau la terza voce di questa conversazione attraverso il tempo, mentre la seconda è, ovviamente, quella di Dozie Kanu (Houston, 1993; artista nigeriano-americano di stanza in Portogallo, che si muove sul crinale sempre più sottile tra arte e design): la sua installazione, realizzata espressamente per questa mostra, entra in risonanza con quella di Chaimowicz e, sommata all’evocazione di Jean Cocteau, diventa, per così dire, l’ultima erede di questa genealogia a tre. 

Le due installazioni intrecciano fra loro una relazione che le curatrici definiscono «un dispositivo di risonanza: due ambienti autonomi che si osservano e si trasformano a distanza, come superfici riflettenti che ritardano l’immagine per lasciar emergere il pensiero», e quella di Kanu si apre ad accogliere alcune opere della collezione di Nicoletta Fiorucci pur senza proporle «né come omaggi né come riferimenti dichiarativi, ma come soglie dinamiche di attivazione». Un omaggio dichiarato a Cocteau è invece la proiezione, il 21 maggio, del suo film «Il testamento di Orfeo» (1960) nel Cinema Godard della vicina Fondazione Prada, con cui si è aperta in quest’occasione una collaborazione.  

Se questa doppia personale occupa il piano terra della Fondazione ICA, al primo piano, nella project room, sono esposte per la prima volta in assoluto (con la cura di Alberto Salvadori) tre opere della serie «52 Ludlow» realizzate a New York da Giovanni Stefano Ghidini (Urago d’Oglio, 1957), parte di un ampio progetto sviluppato dall’artista nell’arco di venticinque anni. Titolo della serie è l’indirizzo del palazzo del Lower East Side di New York sul cui tetto l’artista diede il via, nel 1997, a questo progetto alla cui realizzazione concorrono natura, scultura e fotografia. Su quel tetto, infatti, Ghidini coltivava dei grandi girasoli dalle valenze antropomorfe, mentre il loro ciclo vitale, dalla semina all’appassimento del fiore, alla dispersione dei nuovi semi, diventa metafora della vicenda comune a ogni essere vivente.  

Ma non finisce qui: dal 13 aprile al 10 luglio sarà la volta della mostra dei finalisti (Bronwyn Katz, Dan Lie, Trương Công Tùng, Luana Vitra, Yu Ji) dell’ottava edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, intitolato «Dancing at the Edge of the World» e realizzato insieme alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, con la curatela di Federico Giani e Chiara Nuzzi

Le nuove mostre della Fondazione ICA Milano (realizzate come di consueto grazie a Banca Intesa Sanpaolo, sponsor ufficiale della Fondazione, e supportate per la programmazione e le attività da Valsoia ed Enel) si possono scoprire attraverso l’app Particle (italiano e inglese), con la quale si accede a contenuti e approfondimenti sulle opere, i temi, gli artisti e le presenze di ogni mostra, grazie a interviste, dietro le quinte e altro ancora. 

Marc Camille, «Chaimowicz», 2012, Tate Modern. Foto: Andy Keate

Giovanni Stefano Ghidini, «Master, Clxx»

Ada Masoero, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Fondazione ICA Milano lo spirito guida di Jean Cocteau | Ada Masoero

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