«Pittura Rossa» (1973) di Pino Pinelli

Cortesia di A arte Invernizzi, Milano. Foto: Bruno Bani, Milano

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«Pittura Rossa» (1973) di Pino Pinelli

Cortesia di A arte Invernizzi, Milano. Foto: Bruno Bani, Milano

A Milano un doppio omaggio a Pinelli

L’artista catanese, recentemente scomparso, è protagonista dei percorsi espositivi nelle gallerie A Arte Invernizzi e Artra, sorta di testamento spirituale «affidato» a Tommaso Trini

A meno di un mese dalla scomparsa di Pino Pinelli (nato a Catania nel 1938, dal 1963 viveva a Milano dov’è morto il 30 aprile scorso), le gallerie milanesi A Arte Invernizzi e Artra, cui l’artista è stato legato rispettivamente dagli anni ’90 e dagli ultimi anni ’70, gli dedicano una mostra unica ma articolata in due sedi, scaturita da un’intervista di Tommaso Trini al pittore.

Quasi un testamento spirituale dunque, ideato con lui, nel quale (dal 21 maggio al 16 luglio da Invernizzi, e dal 21 maggio al 30 giugno da Artra) vanno in scena le sperimentazioni sull’erompere del colore fuori dalla superficie del quadro avviate all’inizio degli anni ’70, che dalla metà del decennio lo portano a dar vita ai suoi «frammenti pittorici» diffusi sulla parete, in cui supporto e colore diventano un’entità unica. 

Lo spiega lui stesso nell’intervista a Trini: «in ogni mia opera è come se io avessi frammentato il monocromo e lo avessi disseminato nello spazio. Le “frammentità” sono entità che si dispongono sempre autonomamente nello spazio secondo questo gesto del lancio. In questo modo ho voluto rinnovare non la pittura come genere, bensì la mia grammatica personale del “fare pittura”». Se a tutto si aggiunge la sensualità della «pelle» che Pinelli assegnava ai suoi frammenti, fino a far assumere loro l’apparenza tattile del velluto, la specificità del suo «fare pittura», pur in seno alla grande corrente della monocromia, appare in tutta la sua evidenza. 

La duplice mostra vede da Invernizzi, al piano inferiore, cinque vibranti lavori di grandi dimensioni degli ultimi anni ’80, mentre al piano superiore sono esposti esempi del ciclo delle «Pitture», in cui si palesa il progetto spaziale e percettivo messo in atto dall’artista. Nella seconda sala, solo opere degli anni ’70, fra le quali «Pittura rossa» (1973) che Tommaso Trini nell’intervista del catalogo (bilingue, a cura di Daniela Domina), definisce felicemente «un lavoro visionario, come un quadrato rosso che d’improvviso sventolasse nella scarsa atmosfera marziana, un quadrato rosso che il pittore dispiega come fosse il panno di una bandiera, il cui sventolare virtuale suggerisce aria e vita».

Da Artra, dove Pinelli ha avuto la prima personale nel 1979, sono esposti alcuni dei lavori presentati allora, fra i quali «Pittura Gr» (1977) dove Pinelli crea un quadro «virtuale», scomponendone il perimetro in quattro elementi distanziati. Insieme ad altri lavori affini, il percorso illustra così la ricerca sulla «disseminazione» della pittura da lui operata con le sue opere, di cui «Pittura G. Vr.Vl.» (1982) con i suoi 12 elementi, è un esempio spettacolare.

«Pittura R» (1994) di Pino Pinelli. Cortesia di A arte Invernizzi. Foto: Mattia Mognetti

Ada Masoero, 20 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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