«Portrait de l’artiste» (1926) di Foujita Léonard, Lyon, Musée des Beaux-Arts (particolare)

© Fondation Foujita, Adagp, Parigi 2024 Lyon Mba. Foto: Martial Couderette

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«Portrait de l’artiste» (1926) di Foujita Léonard, Lyon, Musée des Beaux-Arts (particolare)

© Fondation Foujita, Adagp, Parigi 2024 Lyon Mba. Foto: Martial Couderette

A Lione si uniscono i mondi

Nel Musée des Beaux-Arts una mostra eclettica e multidisciplinare dall’antichità ad oggi

Con la mostra «Connecter les mondes», presentata dal 21 giugno al primo settembre, il Musée des Beaux-Arts ha voluto scrivere una storia della mondializzazione e risalire alle sue radici che, secondo la ricostruzione del museo, affondano nella continuità di dialoghi interculturali e di scambi commerciali e artistici, che vanno oltre le frontiere geografiche e ci portano a epoche molto più lontane di quanto ci si possa immaginare. Il museo di Lione parte da una riflessione del sociologo Ariun Appadurai che disse: «I gruppi vergini di ogni tipo di contatto con il mondo esterno non sono mai esistiti». 

Il percorso parte quindi dalla Mesopotamia dove, più di 5mila anni fa, proprio per facilitare gli scambi, fu inventata la scrittura e quindi le prime unità di misura della lunghezza. La mostra è eclettica e multidisciplinare, coprendo un vasto periodo di tempo, dall’antichità ad oggi e attinge alle collezioni del museo ospitante e a quelle degli altri musei lionesi, tra cui il Mac Lyon, museo d’arte contemporanea, il Musée des Tissus e il Musée des Confluences, e ha ricevuto i prestiti di altri musei francesi, tra cui il Palais des Beaux-Arts di Lille e il Musée des Arts décoratifs di Parigi, e dal Metropolitan Museum of Art di New York. 

Lungo il percorso si incontrano gli arazzi in fili di seta e fili d’oro su disegno di Bernard Salomon, artista attivo a Lione tra il 1540 e il 1561, ispirati alle Metamorfosi di Ovidio, e una scultura d’avorio del ’600, rappresentante «Ercole e Atlante che sorreggono un globo». Si incontrano anche un autoritratto di Léonard Foujida del 1926, un foglio di studi in inchiostro scuro di Théodore Géricault del 1818-22 e opere più recenti di Géraldine Kosiak, realizzate a partire dagli oggetti che l’artista francese riporta dai suoi viaggi. Con un approccio storico, la prima parte della mostra traccia tra l’altro la storia di una delle prime «multinazionali» della storia del mondo, l’olandese Compagnia delle Indie orientali, compagnia commerciale attiva nei territori coloniali olandesi del sud-est asiatico, sin dal 1602, e ripercorre l’espansione portoghese in Asia dal viaggio di Vasco de Gama, primo navigatore europeo a raggiungere l’India, nel 1498, doppiando il Capo di Buona Speranza, e aprendo la via alla mondializzazione. Più avanti nel percorso, con un approccio più tematico, la mostra riflette sulla questione dello sguardo e della relazione tra «noi» e «l’altro» e sulle nozioni di esotismo, ibridazione e dominazione. Sono esposte qui opere di Félix Clément, pittore orientalista dell’800, e lavori di Wifredo Lam, Hans Neleman e del ceramista Camille Virot.

«H 1281» (2020) di Géraldine Kosiak, Lyon, Musée d’Art Contemporain. © Géraldine Kosiak. © Collection Mac Lyon. Foto: Blaise Adilon

«Femme au fauteuil» (1938) di Lam Wifredo. Lyon, Musée des Beaux-Arts. © Succession Wifredo Lam, Adagp, Parigi 2024. © Lyon Mba. Foto: Martial Couderette

Luana De Micco, 19 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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