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Henrique Oliveira, Desnatureza 5 | 2022 | La Seine Musicale (Les Extatiques) - Paris, France, © Henrique Oliveira Almeida & Dale and Galerie Georges - Philippe & Nathalie Vallois

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Henrique Oliveira, Desnatureza 5 | 2022 | La Seine Musicale (Les Extatiques) - Paris, France, © Henrique Oliveira Almeida & Dale and Galerie Georges - Philippe & Nathalie Vallois

A Frieze Sculpture 2025 l’ombra di Regent’s Park

Per la London Sculpture Week, Fatoş Üstek popola i viali e i laghetti del terreno di caccia di Enrico VIII con opere e performance di quattordici artisti internazionali

«Dove c’è molta luce l’ombra è più nera». Così Goethe spiegava come l’ombra è tanto più intensa quanto più forte e marcata è la fonte luminosa che la crea. Una verità fisica e psichica cui l’arte dà voce con «Frieze Sculpture», la mostra di sculture contemporanee allestita dal 17 settembre al 2 novembre a Regent’s Park. Curato per il terzo anno da Fatoş Üstek e intitolato «In the Shadows», il percorso è immerso nel verdeggiante parco, già terreno di caccia di Enrico VIII, trasformato nell’Ottocento dall’architetto John Nash in giardino all’inglese, e che da quasi due secoli è il polmone verde di Londra. Tra prati, laghetti, sentieri, i grandi alberi secolari disegnano un paesaggio di ombre lunghe e leggere che si manifestano come tracce, impronte, racconti. «Le ombre – spiega Üstek – non sono semplici vuoti, ma zone di potenziale, in cui le storie si dispiegano silenziosamente ma con forza. Non rappresentano una fine, ma una soglia. L’oscurità può contenere i semi del cambiamento. In the Shadows offre una prospettiva curatoriale che abbraccia l’ignoto, il nascosto e il dimenticato. Le ombre non sono semplici vuoti: sono zone di potenziale, in cui le storie si dispiegano silenziosamente ma con forza, spesso lontano dallo sguardo». 

Abdollah Nafisi Neighbours, 2025 © Dastan and Abdollah Nafisi

Andy Holden Auguries , 2024 Courtesy of Kröller - Müller Museum Photo: Marjon Gemmeke

È questa la tensione messa in scena dalle quattordici sculture realizzate da altrettanti artisti internazionali. «Gli artisti di quest’anno riflettono queste tensioni con grande profondità: le loro opere affrontano la vulnerabilità ecologica, la cancellazione storica e la trasformazione umana. L’oscurità, in questo contesto, non è una conclusione, ma una soglia. La mia speranza è che, attraversando Regent’s Park, i visitatori possano scoprire che ciò che dimora nelle ombre contiene i semi del cambiamento», aggiunge la direttrice.
Il percorso si apre con i bronzi di Andy Holden, Auguries (Lament) (2025, Seventeen e Hidde van Seggelen). Nel verde dei prati, sagome di uccelli cristallizzate nel metallo sono sospese a mezz’aria: non più canto ma eco silente, come se il richiamo naturale, una volta scolpito, fosse fissato per sempre. Poco più in là, l’aria stessa si fa scultura con Reena Saini Kallat e il suo monumentale Requiem (The Last Call) (2024, Nature Morte). Le forme si aprono come altoparlanti muti, strumenti che non emettono suono, ma custodiscono memorie di voci collettive, cercando di trattenere ciò che la storia cancella.
Il linguaggio della memoria politica prende invece voce con Jaune Quick-to-See Smith, che in King of the Mountain (2024–2025, Garth Greenan Gallery e Stephen Friedman Gallery) evoca le culture indigene del Nord America. Qui l’ombra non è metafora astratta, ma materia di resistenza: un corpo che si oppone all’oblio, che reclama spazio in un parco attraversato da visitatori globali.

Elmgreen & Dragset Life Rings , 2023 © Elmgreen & Dragset, courtesy Pace Gallery

Luc í a Pizzani The Tale of the Eye, the Snake and the Seed , 2025 © the artist and Galleria Doris Ghetta & Victoria Law Projects

Il tono si fa più inquieto e spettrale con Erwin Wurm e i suoi Ghost (Substitutes) (2022, Thaddaeus Ropac). Abiti vuoti, senza corpi a indossarli, emergono come presenze fantasmatiche: figure familiari e insieme irreali, congelate in un’apparizione che rimane a metà tra gesto quotidiano e dissolvenza. A rivolgere lo sguardo al suolo è Burçak Bingöl, con Unit Terrenum Rosa (2025, Galeri Nev Istanbul), con cui modella l’argilla prelevata direttamente dal parco. La terra diventa voce e protagonista, il suolo racconta se stesso attraverso nuove forme. Il lavoro di Henrique Oliveira, Desnatureza 8 (2025, Almeida & Dale e Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois) guarda alla metamorfosi della natura. Radici smisurate sembrano spaccare il terreno e moltiplicarsi nello spazio, minacciando di occupare ogni cosa, come se il paesaggio volesse riappropriarsi del proprio spazio. A fare da contraltare, Grace Schwindt in When I Remember Through You (2025, Galerie Peter Kilchmann) costruisce figure delicate, quasi trasparenti, che traducono la fragilità umana in forme sospese tra crescita e disgregazione

Erwin Wurm Ghost (Substitutes) , 2022 © Erwin Wurm / Bildrecht, Wien 2025. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery , London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Markus Gradwohl

Simon Hitchens Bearing Witness to Things Unseen, 202 2 Courtesy of the a rtist and CLOSE Gallery

Ma il parco non è solo luogo di contemplazione: il collettivo Assemble lo attraversa con Fibredog (2025, Plinth), un’opera-processione che mette in movimento scultura e pubblico, trasformando la passeggiata in rito comunitario, come lo è quello dei londinesi che ogni domenica si riversano a regent’s Park. 
E poi anocora, Simon Hitchens, con Bearing Witness to Things Unseen (2025, CLOSE Gallery), porta il gesto del disegno nello spazio aperto, rendendolo effimero e condiviso. E Lucía Pizzani, con The Tale of the Eye, the Snake and the Seed (2025, Galleria Doris Ghetta & Victoria Law Projects), intreccia mito e performance in un racconto visivo, accompagnata da Lucia Pietroiusti. Elmgreen & Dragset, con Life Rings, Fig. 3 (2023, Pace Gallery) trasforma oggetti di salvataggio in enigmi scultorei. David Altmejd popola i giardini di creature ambigue con Nymph 1 Nymph 2 Nymph 3 (2025, White Cube), figure a metà tra fiaba e inquietudine. Chiude il percorso Abdollah Nafisi con Neighbours (2025, Dastan), un lavoro che mette in scena prossimità e distanza, dialogo e silenzio, ricordando che anche l’ombra può essere un confine da attraversare.
Per orientarsi, i visitatori potranno scaricare la guida digitale gratuita Bloomberg Connects, con contenuti esclusivi e un’audio-guida narrata dalla stessa Üstek. Sono previsti tour guidati dalla curatrice, performance collettive e, il 26 settembre, una conferenza al Warburg Institute per riflettere sul ruolo della scultura nello spazio pubblico. Frieze Sculpture dialoga inoltre con Frieze London e Frieze Masters (15–19 ottobre) e si inserisce nella London Sculpture Week (20–28 settembre), che mette in rete cinque iniziative di arte pubblica diffuse in città.

Timur Si - Qin Last of the Wild and Free (Rhododendron calophytum) , 2025 © the artist and Albion Jeune

Jenny Dogliani, 29 agosto 2025 | © Riproduzione riservata

A Frieze Sculpture 2025 l’ombra di Regent’s Park | Jenny Dogliani

A Frieze Sculpture 2025 l’ombra di Regent’s Park | Jenny Dogliani