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Il trittico del Maestro della Madonna Straus

Foto Quattrone, 2017

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Il trittico del Maestro della Madonna Straus

Foto Quattrone, 2017

A Firenze il malinconico anonimo salvato dalle acque

La Galleria dell’Accademia mette in mostra il quattrocentesco trittico della Madonna Straus normalmente conservato nei depositi e racconta una storia esemplare di recupero dopo l’alluvione del ’66

Barbara Antonetto

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Al termine di un convegno articolato in due sessioni, dedicate rispettivamente alla gestione delle emergenze e alle trasformazioni subite dal patrimonio artistico e architettonico, i musei del GAMB-Galleria dell’Accademia di Firenze e i Musei del Bargello hanno inaugurato la mostra «Il trittico del maestro della Madonna Strauss. Un dipinto salvato dall’alluvione dai depositi della Galleria dell’Accademia di Firenze» allestita fino al 31 gennaio 2027 al primo piano della Galleria dell’Accademia nelle sale dedicate alla pittura.

La vicenda del trittico del Maestro della Madonna Straus, un’opera gravemente danneggiata dall’alluvione del 1966 e recuperata grazie a un complesso intervento di restauro, racconta una pagina significativa della storia della conservazione del patrimonio artistico, segnata da nuove difficoltà da affrontare e nuove competenze maturate dopo la catastrofe.

Il dipinto su tavola, raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Matteo e Michele arcangelo, è normalmente conservato nei depositi. Databile intorno al 1380-85, è riferito al Maestro della Madonna Straus, pittore anonimo attivo a Siena e a Firenze tra la fine del XIV secolo e il primo quarto del XV. Formatosi nella bottega di Agnolo Gaddi e influenzato dalla pittura di Lorenzo Monaco, il pittore, ancora anonimo, sviluppò uno stile elegante e raffinato che si distingue per l’eleganza di figure dall’espressione malinconica e per la raffinatezza degli elementi decorativi, dalle aureole incise alle stoffe preziose. Il nome con il quale convezionalmente lo si identifica deriva dal fatto che lo storico dell’arte tedesco Curt Heinrich Weigelt, cui si devono studi fondamentali sulla pittura senese del XIV secolo, gli attribuì nel 1931 la «Madonna con il Bambino», un tempo conservata nella Straus Collection di New York (Houston, Museum of Fine Arts)

Acquistato nel 1889 dalle Regie Gallerie Fiorentine, proviene dalla chiesa di San Michele Arcangelo a Nebbiano, nel territorio di Certaldo. Dal 1912 era conservato nell’Oratorio fiorentino di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio, dove si trovava il 4 novembre 1966, quando fu travolto dalla piena dell’Arno.

L’acqua provocò gravi danni alla superficie pittorica e al fondo oro rendendo necessario un tempestivo intervento condotto nei laboratori allestiti alla Fortezza da Basso. Al termine del restauro, nel 1972 il trittico fu esposto nella sezione dedicata alle opere danneggiate dall’alluvione della mostra «Firenze restaura: il laboratorio nel suo quarantennio», allestita alla Fortezza da Basso. Nel 2000 fu trasferito alla Galleria dell’Accademia dove ora torna visibile non soltanto come testimonianza della pittura fiorentina tardogotica, ma anche come documento del lavoro e delle competenze che contribuirono alla salvaguardia del patrimonio artistico dopo l’alluvione

L’esposizione è accompagnata da una selezione di fotografie storiche che documentano i danni subiti e le diverse fasi del recupero, offrendo ai visitatori la possibilità di ripercorrere da vicino una vicenda esemplare della storia del restauro.

Una veduta della «Madonna col Bambino trilobo Redentore benedicente» del Maestro della Madonna Straus nella Galleria dell’Accademia a Firenze

Barbara Antonetto, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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