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Paola Marini
Leggi i suoi articoliIn occasione dei 60 anni dall’inondazione che travolse le due città il 4 novembre del 1966 e che vide un’incredibile mobilitazione internazionale per salvare il patrimonio, molte le iniziative tra esposizioni, spettacoli teatrali e incontri. In primis un importante convegno sulla tutela della città lagunare in relazione al cambiamento climatico dei prossimi decenni. Tra queste si segnalano in particolare due giornate sulla tutela e gestione del rischio del patrimonio culturale organizzate dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Firenze e di Venezia, con i rispettivi Archivi di Stato. La prima, il 9 ottobre a Firenze, incentrata su archivi, biblioteche e patrimonio documentario, ha illustrato il percorso di eccellenza nella conservazione e prevenzione portato avanti in risposta al drammatico evento non solo in quel campo, ma anche in quello delle opere d’arte mobili; la seconda il 16 ottobre a Venezia, imperniata sul patrimonio architettonico e monumentale, ha focalizzato l’attenzione su una serie di esperienze recenti di prevenzione e risposta alle emergenze in tutto il nostro Paese.
Il 4 novembre, nel giorno esatto dell’anniversario, si è scelto di organizzare un’ulteriore giornata di studi dedicata alla storia della collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e società civile e alle nuove esigenze della tutela di Venezia nei prossimi decenni. A partire dalle ore 9.00 il Salone del Piovego di Palazzo Ducale ospiterà il convegno «Venezia 1966–2026. La collaborazione tra istituzioni e società civile per la tutela del patrimonio culturale», co-organizzato da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Venezia e Associazione dei Comitati Privati Internazionali per la salvaguardia di Venezia, promosso da Comune, Università Ca’ Foscari, Università Iuav, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia e Direzione Generale Affari Europei e Internazionali del Mic. Oggi quindi Venezia torna a interrogarsi sulle trasformazioni della cultura della tutela avviate a seguito di quell’evento e sul modello di cooperazione tra istituzioni pubbliche, comunità scientifica, organizzazioni internazionali e società civile che ha contribuito alla salvaguardia della città, ora chiamata ad affrontare nuove sfide. Un’occasione per riflettere sui risultati raggiunti e sulle prospettive di tutela necessarie ad affrontare le sfide dei prossimi decenni.
Il cambiamento climatico, l’innalzamento del livello del mare, la fragilità della laguna e le pressioni che interessano la città storica impongono di aggiornare approcci e strumenti di tutela, attraverso una visione integrata del patrimonio culturale che comprenda le architetture, le opere d’arte, le testimonianze archeologiche e il paesaggio storico e lagunare. La conoscenza delle trasformazioni del territorio, la conservazione delle stratificazioni storiche e la prevenzione dei rischi rappresentano elementi fondamentali per affrontare i prossimi decenni. L'esperienza veneziana dimostra come la salvaguardia del patrimonio culturale richieda, accanto all’esercizio delle responsabilità istituzionali di tutela, un confronto costante tra competenze e prospettive differenti, capace di tradursi in strategie condivise e di valorizzare il contributo della società civile e delle comunità locali alla conservazione e alla trasmissione del patrimonio alle generazioni future. Se Firenze e i suoi angeli del fango continuano a catalizzare l’attenzione dei media, Venezia (le cui problematiche riguardanti il rapporto con l’ambiente naturale e in particolare con la Laguna, il lavoro, la residenzialità, la sanità, oltre alla conservazione del patrimonio, precedevano di molto l’evento catastrofico) da un lato ha trovato importanti risposte strutturali, come la Legge speciale dal 1973 e le dighe mobili del Mose dal 2020, dall’altro è divenuta una vera e propria «responsabilità comune» del mondo.
L’appello internazionale per la sua salvaguardia, il ruolo dell’Unesco, la nascita dei Comitati Privati Internazionali, l’impegno delle Università, degli istituti di ricerca e delle amministrazioni dello Stato e locali hanno dato vita a una stagione di collaborazione senza precedenti, che ha contribuito a trasformare la cultura del restauro e della tutela. In questo contesto, le Soprintendenze veneziane hanno svolto un ruolo fondamentale nell’individuazione, con gli istituti di cultura, delle priorità di tutela, nella progettazione e nella direzione scientifica degli interventi di restauro, contribuendo allo sviluppo di metodologie e competenze che hanno segnato la storia della conservazione del patrimonio culturale. Mercoledì 4 novembre i lavori si apriranno alle ore 9.15 con i saluti istituzionali di Corrado Azzollini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia; Paola Marini, Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia; Simone Venturini, Comune di Venezia; Marco Sgarbi, Università Ca’ Foscari Venezia; Benno Albrecht, Università Iuav di Venezia; Frédérique Aubert, Ufficio Regionale Unesco per Venezia; Roberto Beraldo, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia e Mariassunta Peci, Direzione Generale Affari Europei e Internazionali. Alle 10.00 la relazione introduttiva di Corrado Azzollini, dedicata a «La Soprintendenza veneziana dopo il 1966: continuità, trasformazioni e nuove responsabilità della tutela», aprirà il percorso della giornata.
La prima sessione, «Dal 1966 a oggi: una storia di collaborazione», moderata da Anna Chiarelli, ricostruirà le risposte istituzionali e la rete di collaborazioni sviluppatesi attorno alla tutela della città. Gli interventi approfondiranno il ruolo dei Comitati Privati Internazionali nella costruzione di una «comunità patrimoniale» transnazionale e la risonanza internazionale dell’alluvione, che ha contribuito a richiamare l’attenzione sul patrimonio veneziano. Particolare attenzione sarà dedicata all’evoluzione delle politiche di salvaguardia di Venezia, dall’emergenza del 1966 fino alla realizzazione del Mose, e al ruolo svolto nelle fasi iniziali dai soprintendenti Francesco Valcanover (Venezia, 1926-2016) e Renato Padoan (Venezia, 1927-2014). Saranno inoltre approfondite le conseguenze dell’«Aqua granda» sui musei statali veneziani e la nascita di nuovi laboratori di restauro, insieme al contributo dell’Istituto Centrale per il Restauro, protagonista di una lunga collaborazione con Venezia. La seconda sessione, «Venezia 2066: nuove esigenze per la tutela», moderata da Gianmario Guidarelli, guarderà alle prospettive future della salvaguardia della città e della laguna, alla luce delle trasformazioni climatiche in atto. Il confronto esaminerà i rischi ai quali è esposto il patrimonio culturale veneziano e le conoscenze necessarie a sviluppare efficaci strategie di prevenzione e adattamento. Particolare attenzione sarà dedicata al superamento di una gestione prevalentemente emergenziale, attraverso un approccio fondato sulla conoscenza del patrimonio, sulla valutazione dei rischi, sulla conservazione programmata e sul coordinamento degli interventi di tutela, anche in relazione alle trasformazioni della città storica e dell’ambiente lagunare. Completerà il quadro una riflessione sul ruolo delle amministrazioni preposte alla tutela, sugli strumenti a loro disposizione e sulle nuove responsabilità nella protezione del patrimonio culturale. La terza sessione, «Comunità, partecipazione e patrimonio mondiale», moderata da Veronica Rodenigo, metterà al centro il ruolo delle comunità e della cooperazione internazionale nella salvaguardia del patrimonio culturale. Il panel approfondirà il valore delle comunità patrimoniali nel quadro della Convenzione di Faro e il contributo della società civile alla tutela delle città storiche, interrogandosi sull’evoluzione delle Carte del Restauro e sulle nuove forme di partecipazione alla conservazione del patrimonio. La dimensione internazionale sarà al centro degli interventi dedicati a Venezia come modello di cooperazione e alla prospettiva dell’Unesco sul rapporto tra cambiamento climatico e patrimonio culturale. Si rifletterà inoltre sul modo in cui i media hanno raccontato il 1966, contribuendo a trasformare Venezia da problema a opportunità. La sessione si concluderà con uno sguardo alle prospettive future. L’intervento conclusivo, alle ore 15.30, sarà affidato a Corrado Azzollini, Elisa Longo e Irina Baldescu della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Venezia, con una riflessione su «Architetture d’acqua a Venezia e nel Veneto tra funzioni e tipologie di tutela».
La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria attraverso il seguente link:
https://1966-2026istituzionisocietaciviletutelapatrimonioculturale.eventbrite.it
Piazza San Marco a Venezia durante l’Aqua granda del 1966. Foto dell’archivio del Comune di Venezia