«Tea Dance-party», RoXY, Amsterdam, 25 September 1994, di Gerard Wessel (particolare)

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«Tea Dance-party», RoXY, Amsterdam, 25 September 1994, di Gerard Wessel (particolare)

Wessel e Bogaerts al Rijksmuseum

I due grandi fotografi olandesi mostrano attraverso i loro scatti la cultura giovanile tra gli anni Ottanta e la fine del secolo scorso

Elena Franzoia

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Il Rijksmuseum dedica alla cultura giovanile tra gli anni Ottanta e il 2000, vista dai fotografi olandesi Gerard Wessel (1960) e André Bogaerts (1955-2022), la mostra «Express Yourself» (aperta fino al 9 giugno).

«Negli ultimi anni il nostro museo ha ricevuto numerose donazioni, afferma il curatore Hans Rooseboom, che è giusto mostrare al pubblico. Infatti, mentre quadri e oggetti sono esposti in maniera permanente nell’edificio principale, le fotografie, per motivi di conservazione, devono essere esposte a rotazione. Questo è il motivo basilare da cui nasce la mostra, dedicata a due grandi fotografi che ha molto senso esporre insieme, dato che nelle loro immagini affrontano entrambi la cultura giovanile nei Paesi Bassi.

Di entrambi abbiamo inoltre recentemente acquisito, anche grazie ad alcune donazioni, numerose immagini, che vogliamo condividere con i nostri visitatori. Dato che il nostro spazio espositivo dedicato alla fotografia è composto da due sale, ci è sembrato naturale, e di più immediata comprensione per il pubblico, dedicare una sala a ognuno dei due, anche allo scopo di sottolineare la differente atmosfera e il diverso carattere che le loro immagini restituiscono. In sintesi: una mostra, due sale, due serie fotografiche. Ne consegue che è molto difficile scegliere isolandoli dei “capolavori assoluti”, dato che la forza visiva di queste foto scaturisce anche dal rapporto con le altre».

Le circa quaranta immagini esposte, che vedono tra i donatori Rob e Flora Bogaerts, denunciano infatti approcci e sensibilità profondamente diversi. «Mentre le immagini di Wessel sono riprese letteralmente “on the dance floor”, con istantanee molto rapide ed espressive delle feste giovanili, la serie di Bogaerts è molto più intima, essendo costituita da intensi e toccanti ritratti frontali. Oltretutto Bogaerts è stato prima allievo e poi professore in una scuola superiore d’arte, l’IVKO di Amsterdam, e questo spiega l’atmosfera rilassata e personale che emerge dai suoi ritratti in posa. Definirei quindi il suo approccio più commovente, mentre quello di Wessel è più espressivo».

Complessivamente, il grande tema è il netto differenziarsi del mondo giovanile da quello degli adulti che, a partire dagli anni Cinquanta, diventa un fenomeno sociale fondamentale nel mondo occidentale, documentato per primo nei Paesi Bassi dal fotografo Ed van der Elsken. Nella diffusione delle immagini di questa nuova cultura giovanile, soprattutto notturna, un contributo fondamentale è stato offerto dalle riviste; «Vrij Nederland» pubblicò infatti nel 1982, 17 ritratti di Bogaerts nell’ambito di uno speciale sul mondo degli adolescenti con interviste redatte da Odette de Bont, mentre Wessel ha lavorato per molti anni con il settimanale «Nieuwe Revu», proponendosi come street photographer in senso lato. Il suo lavoro ritrae il quartiere a luci rosse e i nomadi urbani, i vagabondi, le piazze di Amsterdam, il Vondelpark e il Waterlooplein, la cultura giovanile in generale, ma soprattutto gli eccessi e le stravaganze della vita notturna.
 

«Babsi (14)» (1980-1982), di André Bogaerts

Elena Franzoia, 01 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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Wessel e Bogaerts al Rijksmuseum | Elena Franzoia

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