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Urbe alla bolognese

Stefano Luppi

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Dal 4 dicembre al 13 marzo Palazzo Fava, decorato dal ciclo di affreschi «Giasone e Medea» di Ludovico, Agostino e Annibale Carracci, ospita la rassegna «Guido Reni e i Carracci. Un atteso ritorno. Capolavori bolognesi dai Musei Capitolini» (catalogo edito da Bononia University Press e Nota Bene Company), dedicata alla «stagione d’oro» dell’arte bolognese nell’Urbe. Curata da Sergio Guarino, curatore presso i Musei Capitolini, la rassegna segue, almeno dal punto di vista contenutistico, la recente «Felsina Pittrice» (cfr. n. 350, feb. ’15, p. 30), che raccontava la storia dell’arte bolognese da Cimabue a Morandi.
Organizzata da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Genus Bononiae, Musei nella Città e Soprintendenza Capitolina ai Beni culturali, la mostra prevede l’esposizione di una trentina di tele dei principali artisti emiliani, Guido Reni e Annibale Carracci in testa, attivi a Roma tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo.
In quest’epoca fu evidente il consolidarsi dei legami storici, politici e artistici tra Bologna e Roma, con la fioritura della scuola del capoluogo emiliano che, nell’Urbe, trovò il favore di mecenati e committenti di alto livello tra cui si distinse il cardinale Giulio Sacchetti. La collezione d’arte che l’alto prelato (Roma 1587-1663) riunì è alla base della decisione di trasferire temporaneamente a Bologna le opere: creato cardinale da papa Urbano VIII il 19 gennaio 1626, fu nominato legato prima a Ferrara e poi a Bologna e qui si interessò appunto all’arte emiliana divenendo una sorta di collegamento artistico tra le due città.
Tra i principali dipinti che caratterizzano l’allestimento curato da Sergio Bettini, alcuni di diretta committenza di Giulio Sacchetti, vi sono «Maddalena penitente» di Reni, «Sibilla Cumana» del Domenichino, «Ritratto di giovane» di Ludovico Carracci, «Matrimonio mistico di santa Caterina» di Denis Calvaert e opere, tra gli altri, di Carlo Maratta e Francesco Albani.

Stefano Luppi, 10 dicembre 2015 | © Riproduzione riservata

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Urbe alla bolognese | Stefano Luppi

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