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Dino Ferrari, «La collana», 1974

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Dino Ferrari, «La collana», 1974

L’attualità della lezione di Dino Ferrari ad Ascoli Piceno

Al Forte Malatesta la più completa antologica dell’artista marchigiano che dialogò con le principali correnti artistiche del ’900, elaborando un linguaggio che attraversa figurazione, tensione espressionista e sperimentazione tecnica

Stefano Luppi

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Dal 3 ottobre al 7 novembre, il Forte Malatesta di Ascoli Piceno ospita la più completa antologica di Dino Ferrari (Ascoli Piceno, 1914-2000), con cui gli enti organizzatori, Frida Art Academy e l’Archivio Dino Ferrari Pittore 1914-2000 (curato da Marco Ferrari) intendono restituire all’artista la dimensione che merita. Ferrari, infatti, dopo essersi formato con Egidio Coppola prima e Aldo Castelli poi, nel 1937 si trasferisce per un biennio a Roma divenendo allievo di Sigismondo Mayer. Tornato ad Ascoli si attesta presto su una produzione legata a Verismo, Primitivismo e Neocubismo, fino all’opera dell’ultimo trentennio di vita, di carattere più visionario e drammatico, metafisico venato di classicità spinta, definito dai critici «Metallismo». Esempi in questo senso sono opere conservate all’Auditorium Carisap di Ascoli come «Cristo tra i Malati» e «Crocifissione».

Ma nella città natale sue importanti opere si conservano anche nelle chiese del Sacro Cuore, San Francesco, SS Filippo e Giacomo, S. Antonio (località Villa S. Antonio) e Santa Maria in Piazza (Petritoli) e altre in molte raccolte private nonché alla Pinacoteca Civica di Ascoli. La mostra, che gode del sostegno di Intesa Sanpaolo, Comune di Ascoli Piceno, Fondazione Carisap e di altre istituzioni e aziende del territorio, è curata da Carlo Bachetti Doria, che abbiamo intervistato.

Perché la scelta di questa antologica?
È il momento di restituire a Ferrari la dimensione nazionale che merita. Per troppo tempo la sua opera è stata conosciuta soprattutto in ambito marchigiano nonostante il suo percorso artistico presenti elementi di grande interesse nel panorama italiano del ’900. Ferrari non è stato un semplice interprete della tradizione locale, ma un autore capace di dialogare con le principali correnti artistiche del secolo scorso, elaborando un linguaggio personale che attraversa figurazione, tensione espressionista e sperimentazione tecnica. La sua vicenda è emblematica: a differenza di molti artisti contemporanei, Ferrari ha sempre anteposto la ricerca pittorica, lo studio quotidiano e l’incessante pratica del dipingere e del disegnare alla promozione di sé stesso. Il suo atelier è stato soprattutto un luogo di lavoro, di riflessione e di sperimentazione, più che una vetrina per costruire la propria immagine pubblica. Eppure la qualità e l’originalità della sua produzione giustificano pienamente una rilettura in chiave nazionale. L’ampia mostra di oggi offre l’occasione di ricostruire organicamente il suo percorso e di collocarlo nel contesto più ampio dell’arte italiana.

Come descriverebbe Dino Ferrari?
È un artista indipendente e insofferente verso ogni formula ripetitiva, che ha rifiutato l’ossessione del «già fatto», rimettendo continuamente in discussione il proprio linguaggio e affrontando ogni opera come una nuova sfida. La sua vicenda rappresenta l’esempio di un pittore libero, appagato dalla possibilità di vivere della propria passione senza compromessi, fedele a una ricerca incessante che trovava il proprio significato nel fare arte più che nel costruire un’immagine di sé. In questo risiede l’attualità della sua lezione: la dedizione silenziosa al lavoro, la curiosità inesauribile e la convinzione che l’arte sia soprattutto un percorso di continua scoperta. Dino Ferrari non appartiene rigidamente a una scuola o a un movimento, ma rappresenta una figura indipendente che ha assorbito suggestioni provenienti dal Verismo, dal Novecento Italiano, dal Neoimpressionismo e dalle ricerche più innovative del dopoguerra, rielaborandole secondo una sensibilità assolutamente personale. Dalla ritrattistica degli anni romani alle vedute urbane, dalle opere sacre al cosiddetto «Metallismo» degli anni Sessanta, testimonia una continua tensione alla sperimentazione.

Com’è costruita la mostra?
Il percorso, articolato in dieci sezioni, ripercorre la sua intera vicenda umana e artistica, dalle opere della formazione alle sperimentazioni degli anni Cinquanta e Settanta, fino alla piena definizione del suo linguaggio pittorico. La mostra mette in evidenza come pittura e disegno abbiano rappresentato il centro della sua esistenza, influenzando profondamente rapporti personali, amicizie e relazioni con i committenti. Una sezione è dedicata alle opere ispirate alla pittura europea tra XVI e XVIII secolo, straordinarie prove del suo virtuosismo tecnico e del dialogo costante con i maestri. Presente anche una Wunderkammer che ricostruisce la quotidianità dell’artista attraverso oggetti, documenti, fotografie e materiali provenienti dal suo studio, oltre che da video originali che ne raccontano il lavoro e la personalità. In tutto un centinaio di opere provenienti da collezioni private, diocesane, dalla Collezione della Cassa di Risparmio di Ascoli e dalla Pinacoteca Civica. Tra i lavori più significativi spiccano le monumentali pale a soggetto sacro, testimonianza di uno dei capitoli più importanti della sua produzione e della sua straordinaria capacità tecnica ed espressiva.

Dino Ferrari ha svolto anche un importante ruolo didattico...
Sì, ha lasciato un’impronta profonda nella formazione artistica del territorio, non solo attraverso le sue opere, ma anche grazie alla sua intensa attività didattica. Nel 1958 fondò ad Ascoli una scuola gratuita di pittura presso il Palazzetto Longobardo, mettendo a disposizione dei giovani il proprio sapere e la propria esperienza, ma la sua eredità pedagogica risiede soprattutto nel metodo che trasmetteva agli allievi: amore per il disegno, disciplina dello sguardo, studio costante e libertà di ricerca. Molti qui ricordano ancora le lezioni all’aperto nel centro storico e l’atmosfera di confronto che il maestro sapeva creare attorno a sé. Ha trasmesso la cultura della pratica artistica fondata sul lavoro, sull’indipendenza di giudizio e sulla convinzione che il mestiere del pittore si costruisca giorno dopo giorno.

Dino Ferrari, «Crocifissione», 1981, Ascoli Piceno, Castel di Lama, Chiesa di S. Antonio da Padova

Stefano Luppi, 01 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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