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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliUna basilica che da 500 anni (il genetliaco è fissato al 13 aprile con la posa della prima pietra da parte del cardinale milanese Scaramuzza Trivulzio, documentata in quel giorno del 1522) rappresenta la comunità piacentina, laica e religiosa. Si tratta di Santa Maria di Campagna, chiesa dall’impianto planimetrico originario a croce greca, poi allungato con l’aggiunta del coro e con cupola centrale, e contenitore di importanti opere d’arte.
Se, infatti, l’edificio fu ideato prima del 1522 dalla Congregazione dei Fabbricieri, sono le decorazioni del XVI secolo a risaltare: gli affreschi della cupola (nella foto) e delle cappelle di Santa Caterina e della Natività realizzati nel 1528-43 da Giovanni Antonio De Sacchis detto il Pordenone e le «Storie della Vergine ed Evangelisti» (1543) nel tamburo e pennacchi della cupola di Bernardino Gatti detto il Sojaro. Il cartellone di eventi è partito il 2 aprile con una conferenza di Vittorio Sgarbi mentre il 9 aprile alla Biblioteca del convento si svolge un convegno internazionale curato da Valeria Poli. Dal 3 al 15 maggio è organizzata la «salita al Pordenone» per vedere da vicino le preziose pitture. La chiesa, peraltro, continua a riservare sorprese: alcuni mesi fa sotto il pavimento interno è stato ritrovato un antichissimo cimitero aperto ora alle visite su appuntamento.
Ma a Piacenza è tempo di anniversari «tondi», visto che si ricordano anche i 900 anni della Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina. Nell’edificio, in cui dal 1625 al 1627 il vescovo Giovanni Linati commissionò la decorazione della cupola prima al Morazzone e successivamente al Guercino, verranno realizzati numerosi eventi tra concerti, conferenze, teatro e visite guidate.
La cupola del Pordenone in Santa Maria di Campagna a Piacenza
Stefano Luppi
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