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«Mauvaises herbes» (2002-08), di Kate Barry. © Kate Barry

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«Mauvaises herbes» (2002-08), di Kate Barry. © Kate Barry

Kate Barry preferiva il ritratto alla bella foto

«Non sono mai stata brava a realizzare le copertine delle riviste», diceva la figlia di Jane Birkin e del compositore John Barry, morta prematuramente a 46 anni. La celebra una mostra al Quai de la Photo

Luana De Micco

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La carriera di Kate Barry si è fermata, bruscamente, troppo presto. L'11 dicembre 2013, la fotografa di talento, prima figlia di Jane Birkin e del suo primo marito, il compositore John Barry, moriva tragicamente, cadendo dal quarto piano del suo appartamento di Parigi. Non è mai stato chiarito se si era trattato di un incidente o di un suicidio. Aveva 46 anni.

Sono passati dieci anni da allora e il Quai de la Photo la ricorda con una bella mostra, di un'ottantina di scatti, dal titolo «Kate Barry. My own space», aperta al pubblico fino al 20 marzo 2024. Il Quai de la Photo è un nuovo centro d’arte dedicato alla fotografia contemporanea che ha aperto le porte lo scorso giugno (con una mostra dedicata a Martin Parr) sul lungo Senna, vicino alla sede moderna della Bibliothèque Nationale de France, nel quartiere vivace di Bercy.

È un luogo insolito, ibrido e «galleggiante», che si sviluppa per metà su una sorta di chiatta e per metà sulla banchina. Accoglie non solo mostre (con ingresso per lo più gratuito), ma anche dibattiti e conferenze, e propone atelier di fotografia. Kate Barry, diventata famosa soprattutto per i suoi ritratti di star, poetici e sorprendenti, ha iniziato a dedicarsi alla fotografia a 28 anni. Il suo successo fu immediato. Sophie Marceau, Laetitia Casta, Isabelle Huppert, Monica Bellucci, Carla Bruni, Catherine Deneuve, e le sorelle Charlotte Gainsbourg e Lou Doillon, si sono fatte fotografare da lei.

Sua è la copertina dell’album «Rendez-vous» di Jane Birkin del 2004. Alcuni di questi scatti, come quello di Laetitia Casta, sognante, scalza, in abito nero, per Elle, del 2000, sono diventati iconici. Li ha prestati il Musée Nicéphore Niepce di Chalon-sur-Saône, in Borgogna, che possiede un fondo di più di tre milioni di scatti e un milione di negativi. Nel 2021 la famiglia di Kate Barry ha donato tutti i suoi negativi e gli archivi digitali al museo, oltre che una selezione di fotografie. Le altre hanno raggiunto la collezione della Bibliothèque Nationale de France.
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«La foto non è stata un’evidenza per me. Tutt’altro. Era un piacere che non vedevo, aveva detto Kate Barry in un’intervista del 2000. Mi ha dato piacere solo più tardi, quando questa idea è diventata importante. Allora sono riuscita a creare uno spazio mio, solo mio». In un’altra occasione, nel 2009, aveva parlato alla stampa francese dei vincoli e delle difficoltà a cui un fotografo di moda va incontro quando risponde alla commessa di un noto magazine: «La cosa più difficile nella fotografia delle star oggi è la mancanza di libertà, nelle scelte, nel tipo di foto... Non potrei rifare oggi alcune foto scattate dieci anni fa, quelle in cui le attrici non sembrano belle a prima vista e non sono sorridenti... Tra ciò che piacerà alla persona fotografata, ciò che piacerà a me e ciò che piacerà alla redazione, esistono, diceva Kate Barry, tre pareri diversi e il fotografo vince sempre meno. Ti viene chiesto di far indossare un certo vestito, di far portare certi gioielli. Ti viene chiesta una bella foto più che un ritratto. Non sono mai stata brava a realizzare le copertine delle riviste. Ho sbagliato quasi ogni volta».

Alla mostra del Quai de la Photo ci sono solo i ritratti (e alcuni autoritratti). Sono allestiti anche gli scatti dei paesaggi malinconici, su cui la fotografa aveva cominciato a lavorare nel 2002. Paesaggi naturali, non urbani, deserti, vuoti, «su cui Kate Barry posa uno sguardo se non disincantato, almeno poetico, che esprime delicatamente la vacuità dell'attività umana e la resistenza della natura», spiega il curatore Sylvain Besson, direttore delle collezioni del Musée Niepce. Nel 2008 Kate Barry aveva accettato di realizzare un progetto singolare per lei, ambientato in un universo visivo molto diverso da quello a cui era abituata, lontano dal prestigio dello star system: una serie per i 40 anni del mercato internazionale di Rungis, uno dei più grandi mercati agroalimentari del mondo, alle porte di Parigi. Realizzò dunque i ritratti di grande formato di un centinaio di dipendenti di Rungis, immortalati con indosso i loro camici da lavoro, e che all’epoca ebbe un grandissimo successo di critica. Ne sono esposti alcuni.

Luana De Micco, 18 dicembre 2023 | © Riproduzione riservata

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