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Redazione
Leggi i suoi articoliMonasteri, eremi, abbazie e conventi punteggiano il territorio marchigiano. Ordini come i camaldolesi, cistercensi, benedettini e francescani hanno lasciato il segno nel paesaggio e nella storia, con numerose architetture sacre erette dal Medioevo al Rinascimento, in un’atmosfera di intensa spiritualità. Sotto il Monte Catria, l’eremo di Fonte Avellana è inserito nella quiete di boschi e prati nella conca vicino a Serra Sant’Abbondio (Pu), nella valle del Cesano. Il complesso camaldolese custodisce uno scriptorium del XIII secolo su cui gli amanuensi ricopiavano antichi manoscritti. La chiesa a croce latina ha volte a botte e il presbiterio rialzato. Il vasto eremo, rinnovato verso la fine del XV secolo, conserva diecimila volumi compresi numerosi codici miniati e un breviario dell’XI secolo con notazioni musicali. Ai versi 109-111 del ventunesimo Canto del «Paradiso» Dante cita il monastero dove avrebbe anche soggiornato.
Non lontano dalle grotte di Frasassi, in una gola attorniata da aspre rupi presso Genga, si trova l’abbazia romanica di San Vettore (o San Vittore) alle Chiuse, in provincia di Ancona. Eretta nell’XI secolo dai Longobardi, la chiesa ha una pianta a croce greca e colonne slanciate verso l’alto su una superficie ristretta con pareti spoglie in pietra. Cinque absidi e una torre di facciata completano il robusto complesso ricostruito e ampliato nel Tre e Quattrocento, che si alza possente vicino a un piccolo ponte e al centro abitato.
Nei Monti Sibillini, nella zona del Comune di Visso (nel maceratese), si alza su un altopiano il Santuario di Macereto circondato da una cinta di basse mura con porticato: una cappella originaria fu iniziata nel 1359 dove, narra la leggenda, il 12 agosto di quell’anno un mulo con una scultura lignea della Madonna si inginocchiò come per pregare e non volle spostarsi. Nel 1529 iniziò il cantiere dell’edificio come oggi lo vediamo: a pianta ottagonale d’ispirazione bramantesca, rivestito di travertino e terminato nel 1556. Finiti i lavori il campanile crollò perché il terreno cedette, non fu ricostruito e venne aggiunta una architettura poligonale.
La cappella medievale è all’interno del tempio, tuttora inagibile per il sisma del 2016. Affianca il santuario il palazzo delle Guaite (1571-1583). Ancora sui Sibillini: fin quasi sotto la vetta del Monte Priora (oltre i duemila metri) e tra i boschi da Montefortino (Fermo) il santuario della Madonna dell’Ambro è incastonato nella valle del torrente che lì scorre. Il complesso architettonico è seicentesco, ma la fondazione risalirebbe all’XI secolo: era meta di pellegrinaggio perché, secondo la leggenda, nell’anno Mille la Madonna sarebbe apparsa a una pastorella muta che trovò la parola. Alla lineare architettura esterna si accompagna un ricco interno tardo rinascimentale nella chiesa riaperta a fine 2018 dopo il terremoto. Il complesso è detto «la piccola Lourdes dei Sibillini» perché racchiuso in una vallata come il santuario francese.
Infine da Ascoli Piceno sopra Offida si erge l’Abbazia di Santa Maria della Rocca: slanciata architettura gotico romanica in cotto iniziata nel 1330, ha una facciata scabra e un portale in travertino. Con navata unica nella chiesa superiore e cripta con affreschi giotteschi, ritenuti del Maestro di Offida, e quattrocenteschi, l’edificio è teatro di una leggenda mariana: nel giugno 1944 le mine piazzate dai soldati tedeschi per ostacolare l’avanzata degli Alleati non scoppiarono per un miracolo della Madonna.
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