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Franco Fanelli
Leggi i suoi articoliIn comune hanno il colore nero in copertina e a scandire l’interno. E le arti visive come tema. Non molto altro, in verità. Il terzo numero di «Il Libro», la rivista fondata nel 2019 dal gallerista Marco Voena, esce nello stesso mese in cui «FMR», creata nel 1982 da Franco Maria Ricci riprende la pubblicazione. Laura Casalis, allieva e compagna dell’editore emiliano che 39 anni fa volle dar vita alla rivista assumendone la direzione editoriale e artistica, ha scelto la via della continuità. La scelta di restare uguali a se stessi troverà peraltro numerosi sostenitori, tantopiù in una fase storica in cui il dilagare del digitale, anche nell’arte, ha come ovvia conseguenza e reazione il desiderio di non perdere il contatto con la tattilità di ciò che virtuale non è. Pensieri, questi, che hanno ispirato lo stesso Voena.
L’odore della carta stampata impregna le 254 pagine del nuovo numero di «una rivista di approccio diverso», come ha spiegato al lancio della prima uscita lo stesso gallerista editore: «Non è per le fotografie da cartolina, né per il turismo, non è (senza nulla togliere) “Bell’Italia”, né una pubblicazione superestetizzante com’era quella di Franco Maria Ricci. Si tratta di cercare di comprendere un artista o il senso di un’opera passando dalla porta di servizio e non da quella principale».
Vi si parla di arte italiana, ma soprattutto di «italianess», sentimento che nessuno può comprendere con la stessa intensità di un italiano attivo all’estero, in una capitale dell’arte e del suo mercato come Londra. Nel Mediterraneo la luce è perfetta per cogliere il trapasso tra «sol y sombra». La compresenza della luce e del suo contrario è indispensabile per cogliere il rilievo delle cose, porle in evidenza in positivo e in negativo. E allora «chiaroscuro», termine e concetto cardine delle arti, è il tema che ordina gli argomenti trattati in questo numero, come ricorda nella sua cover story Carolyn H. Miner, editor in chief della rivista.
Che si apre, a proposito, con una sequenza di immagini storiche dedicate a un Grand Tour le cui tappe sono identificate da ciò che in Italia è andato perduto. Come Villa Ludovisi a Roma, di cui rimane quel Casino dell’Aurora con i dipinti murali di Caravaggio e l’affresco del Guercino che andrà all’asta in questo mese: è in questo riuscire a mordere l’attualità, per scelta o per intuito, che «Il Libro» prende subito le distanze dai coffee-table magazine. E la quarta di copertina, con Burt Lancaster nei panni del Principe di Salina nel «Gattopardo» di Visconti, con il fazzoletto premuto a protezione del naso e della bocca, ci ricorda i tempi che stiamo (ancora) attraversando.
Ma l’attualità della rivista di Voena non risiede esclusivamente nelle scelte tematiche. È una rivista legata all’oggi perché mette in rapporto antico e contemporaneità; fa della trasversalità non una scorciatoia puramente divulgativa, nel momento in cui l’attiva con inediti accostamenti: ad esempio quello tra la calligrafia de La operina da imparare a scrivere littera cancellarescha, manuale di Ludovico Valentii degli Arrighi concepito nel 1522, e il servizio successivo, dedicato alla scrittura dei disegni di Gianfranco Ferré.
È attuale perché chiama in causa gli artisti contemporanei nel ruolo di intellettuali (Thomas J Price e il suo rapporto con l’arte italiana). Lo è nel suo mantenere in vita i cromosomi delle riviste accademiche con l’urgenza e l’attrazione esercitata da alcuni argomenti: ecco un viaggio nell’iconografia del «moro» nell’arte italiana, oppure il racconto di Marco Riccòmini del suo ritrovamento della copia della Paolina Borghese di Canova come Venere vincitrice eseguita da Tommaso Solari, che le diede il volto di Fanny Lear, attrice e amante del granduca Nicola Konstantinovich di Russia.
«La rivista si collega inevitabilmente al mio lavoro e può avere la funzione di “brandizzare” quel che presentiamo», aveva dichiarato Voena a questo giornale, ad esempio, in questo caso, un «Concetto Spaziale. L’Attesa», di Lucio Fontana del 1960; in tal senso, è inevitabile il paragone con il magazine edito da Gagosian. Ma, visto che di contemporaneità si parla, il varco tra passato e presente è sottile e sempre all’insegna del ritorno alle fonti: se attualmente l’inverno negli Stati Uniti è animato da mostre di donne scultrici, la storica dell’arte Jenny Carson dedica il suo bel saggio alle artiste di stanza a Roma. Erano anch’esse americane e si era nel XIX secolo. Tra loro, Edmonia Lewis, afroamericana come Simone Leigh, rappresentante, quest’ultima, degli Stati Uniti alla prossima Biennale di Venezia.
Il Libro. The Magazine of Italian Art, n. 3.,
254 pp., ill., Marco Voena Editore, Londra 2021, € 13
Marco Voena
Burt Lancaster, fotogramma tratto dal film «Il Gattopardo» con la regia di Luchino Visconti
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