I Bronzi di Riace nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. © Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

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I Bronzi di Riace nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. © Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

I Bronzi: un po’ Minions, un po’ supereroi

La Regione Calabria carica tutto sulle spalle delle celebri sculture, trascurando il Codex Purpureus Rossanensis, che è Patrimonio Universale dell’Umanità

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Flaminio Gualdoni

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«Si deve fare in modo che un visitatore che viene in Italia guardi Roma, Firenze, Venezia ma anche i Bronzi, sennò non ha visto l’Italia». Queste non alate parole sono del ministro Dario Franceschini, a un convegno che, giusto per mantenerci nel campo della propaganda turistica più terra terra, si intitolava «Bronzi 50», ovvero avrebbe dovuto celebrare il mezzo secolo trascorso dal ritrovamento dei capolavori di Riace.

Capisco tutto, il fatto che finalmente i turisti tornano a frotte e a Venezia non ci stanno tutti, il fatto che un sacco di gente va al mare in Calabria e una mezza giornata di cielo nuvoloso può trascorrerla utilmente nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Ma inventarsi la promozione di una regione mettendola tutta sulle spalle, ancorché possenti, dei bronzi mi pare una sciocchezza, oltre che una banalità. Perché a raccontarli così, i due bronzi sembrano un po’ come i Minions ma buoni, o i supereroi Marvel, che piombano da chissà dove e risolvono cose.

Non basta che il solerte presidente della Ragione Calabria abbia cambiato, cito testualmente, il «Dipartimento della Cultura» in «Dipartimento degli Attrattori culturali», e che la sua vicepresidente prometta di promuovere i Bronzi nel 2023 nell’ambito di prestigiosi festival cinematografici internazionali, tra cui quelli di Cannes, di Berlino e non solo.

Adesso scopriamo che, come recita il portale apposito, i Bronzi sono «l’Oro di Calabria» e che verranno promossi da «cubo-stage» itineranti, cubi di quattro metri di lato con proiezioni video, animazioni e suggestioni visive accompagnate da musica originale: insomma un pastrocchio di buone intenzioni, per carità, ma dire che sono un po’ confuse è il minimo, e dire che son cose al più da fiera del turismo è una concessione generosa.

Il ministro Franceschini, da parte sua, non si tira indietro, e la tocca piano: «Serve la promozione ma anche le infrastrutture, i collegamenti con gli aeroporti, l’alta velocità»: e tu ti immagini i Bronzi, magari con apposita tutina sgargiante da supereroi, costruirli in un batter d’occhio. Secondo un resoconto, ma solo uno, pare abbia evocato anche il ponte sullo Stretto, ma in questo genere di cronache bisogna andar cauti, e non prenderla come una notizia certa. Vedere i due supereroi che lo costruiscono sarebbe roba da grande cinema.

So che pare brutto chiedersi, in mezzo a tanta euforia per gli «attrattori culturali», perché mentre qualcuno celebra già la «Magna Grecia digitale» tra ricchi premi e cotillon, ancora a maggio buona parte del Museo Archeologico di Reggio Calabria era chiusa per «interventi di pitturazione delle sale per rendere più gradevole il percorso espositivo del Museo».

E perché a nessuno, tra tutta questa pletora di dichiaranti, sia venuto in mente di nominare almeno per inciso il Codex Purpureus Rossanensis, che è Patrimonio Universale dell’Umanità e sta da sempre a Rossano Calabro? Ma si sa, è solo uno dei più importati evangeliari del mondo, una gemma assoluta dell’arte bizantina. E lì il protagonista era un supereroe davvero. Ma questa è un’altra faccenda.

I Bronzi di Riace nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. © Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

I Bronzi di Riace nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. © Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Flaminio Gualdoni, 06 ottobre 2022 | © Riproduzione riservata

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