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Valeria Tassinari
Leggi i suoi articoli«L’acqua le bagna come il vento le calpesta», allestita fino al 13 novembre alla Galleria Labs, è la personale di Dario Picariello (Avellino, 1991) in cui l’impiego di attrezzature da backstage fotografico consente all’artista di portare l’attenzione sul medium della fotografia, spostando il punto di vista sulla sua funzione di connessione tra dimensioni temporali differenti, tra memoria e presente.
Picariello si riferisce con un approccio antropologico al folklore della sua terra, per approdare a una narrazione sensibile ed elusiva, che affonda nei temi profondi dell’esistenza dell’uomo, come la violenza, fisica, verbale o psicologica, la cui sottesa denuncia accomuna le opere esposte. Partendo da canti popolari del meridione, l’artista li estrae dalla tradizione e li declina, intrecciando versi, colori e tessuti, in un processo di traslazione del linguaggio raffinato, disorientante ma comunque toccante.
In mostra tre grandi installazioni, realizzate con diversi materiali, esplorano le declinazioni del tema con immagini fotografiche modificate. Le difficili condizioni di lavoro degli umili, un tempo come ora segnate da dipendenze, sfruttamento e abusi, o l’amarezza di una storia d’amore finita, si dissolvono e reintegrano in nuove narrazioni, riversandosi in immagini ottenute per sottrazione, traslazione, errore. Accompagna l’esposizione un testo critico di Eugenio Viola, capocuratore del Museo de Arte Moderno de Bogotá-Mambo, Colombia prossimo curatore del Padiglione Italiano alla Biennale d’Arte del 2022.
Dario Picariello, installation view, «L’acqua le bagna come il vento le calpesta», Labs Contemporary Art, Bologna 2021
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