Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliLa mostra autunnale della sede parigina di Thaddaeus Ropac al Marais, «LIVES and WORKS», aperta fino al 23 dicembre, con 10 dipinti e 15 disegni perlopiù creati per l’occasione, è dedicata a Lisa Brice: 55 anni, nata e formata in Sudafrica e a Trinidad, l’artista risiede e lavora a Londra dalla fine degli anni ’90, dove la sua carriera è decollata verso orizzonti internazionali che l’hanno portata ad essere presente in numerose collezioni pubbliche e private al di qua e al di là dell’oceano.
Il fulcro della sua produzione è una donna raffigurata in contesti quotidiani e informali e liberata dal ruolo di passivo oggetto del desiderio: «Ciò che raffiguro è immaginario, e però è fortemente basato sulla realtà e su esperienze sensoriali di attimi vissuti o visti» spiega Brice, che non fa mistero di ricorrere volutamente a echi di grandi artisti del passato: figure femminili dagli universi pittorici di Degas e Manet, Picasso o Vallotton, che fanno capolino nelle sue opere, e talvolta danno ai suoi dipinti il sapore di re-enactings.
«In quanto artista figurativa trovo significativo che nel canone dell’arte occidentale siamo assai spesso di fronte a creazioni di uomini bianchi perlopiù destinate a uomini bianchi, e qualche volta il semplice fatto che una donna ridipinga una figura femminile già dipinta da un uomo può produrre di per sé un potente cambiamento: queste sottili trasformazioni mi interessano».
Ecco allora l’intimità di donne intente a fumare una sigaretta o a bere o a spazzolarsi i capelli, o a guardarsi allo specchio, indifferenti a possibili sguardi sulle loro azioni: «Semplicemente queste donne si fanno i fatti loro e disegnarle o dipingerle fino a trovare la giusta forma è un po’ come sviluppare un personaggio: il riferimento alla realtà è sotteso ma i personaggi diventano altro e sono questi ultimi che popolano i dipinti».
Altri articoli dell'autore
Dal 1940 al 1945, a pochi chilometri da Mauthausen in Alta Austria, si effettuavano ricerche nel terreno sotto la guida del gruppo nazista «Kommando Spilberg», ora ricostruite da un team di studiosi
All’Albertina sono riunite una settantina di opere che coprono tutta l’attività dell’artista giapponese, creatrice del termine «Motherscape»
Un percorso in dieci capitoli, dal XV secolo all’oggi, nella storia e nell’evoluzione di questo genere è allestito nelle sale del museo viennese
A Vienna ha riaperto la Sala degli Ori del Belvedere Inferiore, uno degli spazi più pregevoli dell’imponente complesso commissionato da Eugenio di Savoia all’architetto Johann Lucas von Hildebrandt



