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Mariella Rossi
Leggi i suoi articoliAd avvicinare la Cina e le Dolomiti è la mostra «Vertebrati marini triassici dalla Cina meridionale», che fino al 27 luglio porta per la prima volta in Italia, nel Museum Gherdëina, una trentina di reperti fossili provenienti dall’Università di Pechino e risalenti a circa 240 milioni di anni fa.
Nel periodo Triassico (che va da 252 a 199 milioni di anni fa), queste due aree geografiche erano entrambe lambite dallo stesso mare, il Tetide. I reperti in mostra rievocano lo scenario preistorico in cui i pendii delle Dolomiti erano un fondale marino che si spingeva sino a Oriente, abitato da quelle creature mai esposte insieme prima d’ora: vertebrati marini triassici e pesci primordiali, lunghi da oltre un metro a meno di tre centimetri, rinvenuti nel corso di scavi iniziati una quindicina di anni fa, successivamente a una campagna analoga condotta in Val Gardena negli anni Sessanta.
Questi ritrovamenti accolgono il visitatore nel foyer del museo (con ingresso gratuito), poi il percorso prosegue negli spazi dedicati alle collezioni permanenti di geologia e paleontologia, dove sono esposti i vertebrati marini rinvenuti su queste Alpi, meno numerosi, ma egualmente importanti e ancora più datati: tra questi ci sono i più antichi pesci fossili ritrovati nelle Dolomiti e lo scheletro di grandi dimensioni di un ittiosauro rinvenuto sul monte Seceda presso Ortisei.
Il curatore della mostra è Andrea Tintori, paleontologo, esperto di pesci fossili, professore presso l’Università di Milano e tra i responsabili degli scavi nella Cina meridionale, da dove a metà luglio giungerà in visita un gruppo di ricercatori. «Per il nostro museo, spiega la direttrice Paulina Moroder, è un’importante occasione per inserirsi nella ricerca scientifica internazionale e per sottolineare e promuovere la rilevanza del patrimonio ineguagliabile conservato nel nostro museo».
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