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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliLa memoria non conserva il passato in maniera immutabile. Lo seleziona, lo modifica, ne trattiene alcuni frammenti e ne perde altri. È da questa condizione che prende forma Yesterday, la mostra collettiva presentata dalla galleria SETAREH di Londra, aperta dal 12 ottobre al 10 novembre 2026 negli spazi di Mayfair. Curata da Margarita Demina e Nadia Hejailan, l'esposizione riunisce nove artisti di differenti generazioni e linguaggi: Aziza, Erin Mommsen, Jordan Rubio, Julien Heintz, Maia Twombly, Nick Jensen, Nicholas Aliberti, Sage Schachter e Zachary Merle. Il progetto affronta il rapporto tra esperienza e ricordo, osservando come immagini, materiali e oggetti possano conservare tracce di ciò che è stato, pur senza restituirne una rappresentazione definitiva.
Il titolo, Yesterday, indica un tempo apparentemente vicino, ma già irraggiungibile. Il giorno precedente appartiene ancora alla nostra esperienza, eppure esiste ormai soltanto attraverso ciò che siamo in grado di ricordarne. Le opere raccolte dalla galleria si collocano in questa distanza, interrogando il rapporto tra ciò che accade e ciò che ne rimane nella coscienza individuale. La memoria emerge come un processo discontinuo, costruito attraverso sovrapposizioni, cancellazioni e trasformazioni, piuttosto che come un archivio ordinato di eventi. La mostra mette così in relazione il carattere instabile del ricordo con le possibilità espressive della materia, considerata uno strumento attraverso il quale il passato può assumere nuove forme.
Particolarmente significativa è la ricerca di Sage Schachter, le cui tele raccolgono impressioni ambientali provenienti dal contesto urbano di New York. La città entra nel lavoro attraverso tracce che vengono trasferite e rielaborate sulla superficie pittorica, trasformando il rapporto con lo spazio quotidiano in una sedimentazione di segni. In una direzione differente si muove Nicholas Aliberti, che utilizza metalli dismessi sottoponendoli a processi di trasformazione. Il materiale recuperato conserva una storia precedente, ma la lavorazione ne modifica l'aspetto e il significato, rendendo visibile il passaggio tra una funzione perduta e una nuova condizione formale. In entrambi i casi, la materia assume il valore di una testimonianza che non coincide più interamente con la propria origine.
Una dimensione più esplicitamente autobiografica caratterizza invece il lavoro di Zachary Merle, che attinge agli archivi familiari per recuperare ricordi resi difficilmente accessibili dalla propria esperienza dell'epilessia. Il materiale d'archivio diventa così uno strumento attraverso il quale confrontarsi con le discontinuità della memoria personale, cercando di ricostruire relazioni tra immagini, persone e avvenimenti. Il suo lavoro introduce una questione centrale per l'intera esposizione: fino a che punto un'immagine può restituire un'esperienza che la memoria non riesce più a conservare? Fotografie e documenti testimoniano l'esistenza di momenti passati, ma non garantiscono la possibilità di recuperarne integralmente il significato.
Attorno a queste tre ricerche si sviluppa il confronto con le opere degli altri sei artisti invitati. Il percorso alterna immagini figurative e soluzioni più astratte, attraversate da gesti, linee e forme che sembrano emergere e successivamente dissolversi. Anche la figura umana, tradizionalmente associata alla possibilità di conservare un'identità riconoscibile, diventa instabile: i corpi affiorano da ambienti prossimi al sogno, mentre i contorni si modificano fino a suggerire presenze difficilmente identificabili. La mostra considera questa trasformazione come una caratteristica del ricordo, nel quale persone e luoghi possono sopravvivere attraverso impressioni frammentarie, spesso alterate dalla distanza temporale.
Le curatrici costruiscono dunque un percorso che rinuncia a una narrazione lineare del passato. Le opere non cercano di ricomporre una storia comune, ma rendono osservabili differenti modalità di rapporto con ciò che è trascorso: il recupero di oggetti abbandonati, la raccolta di tracce ambientali, l'utilizzo di archivi personali e la trasformazione della figura attraverso il linguaggio pittorico. Sono pratiche accomunate dalla consapevolezza che il ricordo non è mai una semplice riproduzione dell'esperienza originaria. Ogni tentativo di recuperarlo comporta una nuova selezione, un intervento e, inevitabilmente, una trasformazione.
«Yesterday», a cura di Margarita Demina e Nadia Hejailan, SETAREH, 2 Bourdon Street, Mayfair, Londra, dal 12 ottobre al 10 novembre 2026.
Yesterday», a cura di Margarita Demina e Nadia Hejailan, SETAREH
Yesterday», a cura di Margarita Demina e Nadia Hejailan, SETAREH
Ludovica Zecchini
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