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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoli«Valorizzazione dell’uliveto di Villa Adriana e delle altre colture che coinvolgono i tre siti»: Alberto Samonà, direttore direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, così sintetizza l’inserimento di 3mila alberi dell’area in un progetto che unisce tutela del paesaggio, cultura e sviluppo delle filiere locali. Per questo è stato pubblicato un avviso per un partenariato pubblico-privato, ricordando la nascita del primo olio extravergine di Villa Adriana estratto da un numero limitato di alberi. A Tivoli così si darà vita a una filiera produttiva territoriale fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato e sulle competenze agricole locali.
Samonà punta a valorizzare le radici agricole e paesaggistiche del patrimonio tiburtino, grazie a un percorso che riconosce «Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore quali parti di un unico patrimonio vivo, dove tutela, conoscenza e valorizzazione si intrecciano nel segno della continuità storica: luoghi di conservazione e, al contempo, di produzione culturale, cura del paesaggio e salvaguardia della biodiversità». Il bando, con scadenza fissata al 14 agosto, consultabile sul sito web dell’istituto, è rivolto a operatori economici, enti, fondazioni, associazioni e soggetti del terzo settore ed è articolato in due lotti: il primo riguarda la gestione e valorizzazione dell’uliveto storico di Villa Adriana; il secondo comprende una serie di attività legate alle produzioni tradizionali e agli ecosistemi dei siti dell’Istituto, tra cui il vigneto storico di Villa d’Este, il Giardino dei Semplici del Santuario di Ercole Vincitore, l’apicoltura e la realizzazione di un orto storico a Villa Adriana ispirato ai modelli agricoli e alle colture dell’età romana.
L’uliveto di Villa Adriana «si estende tra i resti della residenza imperiale come un autentico monumento verde». Si tratta di 3mila piante appartenenti a nove cultivar, alcune rare, e custodisce il celebre «Albero Bello», un esemplare di circa seicento anni riconosciuto dagli studi genetici come unico nel panorama olivicolo italiano. Il progetto «non mira soltanto a produrre un olio extravergine di qualità, ma a valorizzare il patrimonio Unesco attraverso la cura del paesaggio, la ricerca, la didattica e il rilancio della vocazione agricola che appartiene da sempre alla storia di questi siti». Da queste attività, si sottolinea, «potranno nascere nuove produzioni legate al territorio, come olio, miele, uva, erbe officinali e derivati naturali, con l'obiettivo di coniugare tutela del patrimonio culturale, sostenibilità ambientale e sviluppo delle filiere locali». Per Samonà è fondamentale «sviluppare un modello che possa coniugare sostenibilità economica, cura del paesaggio storico e sviluppo delle filiere agricole locali. Un’occasione per fare interagire il patrimonio culturale con le tradizioni del territorio e promuovere una gestione responsabile delle sue risorse».
Alberto Samonà
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