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Alcune tracce di affreschi «più antichi» nella cupola del Duomo di Forlì, che si potrebbero far risalire alla mano di Guido Cagnacci

Foto: Il Resto del Carlino

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Alcune tracce di affreschi «più antichi» nella cupola del Duomo di Forlì, che si potrebbero far risalire alla mano di Guido Cagnacci

Foto: Il Resto del Carlino

Vi sono affreschi di Guido Cagnacci nascosti nella cupola del Duomo di Forlì?

Secondo un nuovo studio, condotto da Massimo Pulini con Arianna Bargellini, sotto l’attuale stratificazione pittorica potrebbero essere conservati brani della decorazione originaria del pittore romagnolo

Vittorio Bertello

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Un’indagine storico artistica ipotizza la possibile presenza di affreschi di Guido Cagnacci (Sant’Arcangelo di Romagna 1601-Vienna 1663), oggi nascosti, nella cupola del Duomo di Forlì, originariamente progettata per essere decorata dall’artista romagnolo. Lo studio, condotto dallo specialista Massimo Pulini insieme ad Arianna Bargellini, deriva da nuove analisi documentarie e da ispezioni effettuate durante i recenti lavori di restauro. Le evidenze riscontrate suggeriscono che sotto l’attuale decorazione della cupola potrebbero sussistere tracce significative della fase artistica precedente, mai portata a compimento. Ne riferisce un articolo di Sofia Nardi pubblicato sul sito del quotidiano «Il Resto del Carlino».

Negli anni Quaranta del Seicento, Cagnacci ricevette l’incarico di realizzare le decorazioni della Madonna del Fuoco nel Duomo: terminò alcune tele e avviò il progetto per la cupola, ma non riuscì a completarlo. La commissione venne poi assegnata a Carlo Cignani, che subentrò tempo dopo terminando l’opera, ma modificando in misura rilevante la struttura interna, realizzando un abbassamento della cupola e rinunciando a un’apertura di luce del progetto originario. I motivi dell’interruzione di Cagnacci sono ignoti: le ipotesi più accreditate hanno riguardato ostacoli tecnici relativi alla complessa esecuzione dell’affresco, ma anche forse l’esistenza di problemi personali o la perdita di sostegni politici e religiosi (in quegli anni, ad esempio, era morto il committente Clemente Merlini). Le nuove indagini, tuttavia, prospettano un panorama diverso.

Secondo Pulini e la sua squadra di ricercatori, sotto l’attuale stratificazione pittorica pare siano conservati brani della decorazione originaria. Nel corso di un’ispezione della lanterna, infatti, sarebbero emerse tracce di affreschi precedenti, insieme con elementi di decorazione come teste di angioletti, che potrebbero risalire a una fase artistica più antica. Secondo gli esperti, solo futuri, approfonditi restauri e tecniche di indagine più avanzate potranno confermare l’effettiva presenza delle pitture e chiarire in modo definitivo la vicenda. Tra le ipotesi, anche quella di realizzare una videoispezione degli spazi interni della struttura; un’indagine che, se confermata, potrebbe restituire inedita visibilità a un’opera di Cagnacci.

Le scoperte saranno presentate da Pulini venerdì 17 aprile alle 18 proprio in Duomo, durante una conferenza pubblica, nell’ambito della rassegna «Protagonisti del Barocco. Itinerari nelle chiese di Forlì», organizzata dalla Diocesi. Il tema è particolarmente importante anche alla luce dell’ormai prossimo 600mo anniversario del miracolo che dà origine al culto della patrona della città (proprio la Madonna del Fuoco), che sarà ricordato nel 2028. Il Duomo stesso sta subendo un restyling, reso necessario per motivi di adeguamento antisismico, che lo riporterà allo splendore nel sesto centenario. Una prima parte dei lavori, finanziati dal Pnrr, terminerà nei prossimi mesi.

Vittorio Bertello, 15 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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