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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliDopo aver dedicato grandi esposizioni ai collezionisti che hanno cambiato il destino dell'arte moderna, da Sergej Ščukin ai fratelli Morozov fino a Samuel Courtauld, la Fondation Louis Vuitton sceglie ora di riportare al centro della storia una figura molto meno conosciuta, ma altrettanto decisiva. Dal 9 ottobre 2026 all'8 marzo 2027 Parigi ospita «Gustave Fayet. Collectionneur – Créateur», una mostra che ricostruisce il percorso di uno degli uomini che più contribuirono alla scoperta delle avanguardie europee tra Otto e Novecento.
L'esposizione rappresenta un'impresa scientifica senza precedenti. Riunisce 767 opere e documenti, provenienti da 64 istituzioni internazionali e 71 collezioni private, riportando insieme, per la prima volta in oltre un secolo, una raccolta dispersa che comprende capolavori di Vincent van Gogh, Paul Gauguin, Odilon Redon, Paul Cézanne, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Berthe Morisot, Henri Matisse, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Henri de Toulouse-Lautrec e Paul Signac.
La mostra si sviluppa in due grandi sezioni complementari. Da una parte emerge il profilo del collezionista visionario che intuì il valore degli artisti più innovativi del suo tempo; dall'altra quello del creatore, imprenditore e protagonista delle arti decorative francesi, autore di ceramiche, tappeti, tessuti, carte da parati, libri illustrati e dipinti oggi quasi completamente dimenticati.
Nato nel 1865, Gustave Fayet costruì una delle più straordinarie collezioni di arte moderna della Belle Époque. Fu tra i primissimi acquirenti di Van Gogh, contribuì in maniera decisiva alla fortuna critica di Gauguin e trasformò la propria abitazione parigina in quello che i contemporanei definirono un autentico "Museo Gauguin", con quasi duecento opere dell'artista bretone frequentate da collezionisti, pittori e critici. Fu inoltre tra i primi a sostenere Pablo Picasso e offrì a Odilon Redon l'opportunità di realizzare il celebre ciclo decorativo per l'Abbazia di Fontfroide, acquistata e trasformata in una vera opera d'arte totale.
Tra i momenti più importanti dell'esposizione figura il ritorno in Francia dell'Autoritratto con l'orecchio bendato di Vincent van Gogh, assente dal Paese dal 1937 e mai più concesso in prestito per una mostra dal 1990. L'opera dialoga con l'Autoritratto con tavolozza di Paul Gauguin, mettendo a confronto due delle figure fondamentali della pittura moderna attraverso uno dei passaggi più drammatici della loro vicenda biografica.
Altro nucleo centrale è la ricostruzione del rapporto tra Fayet e Gauguin. Per la prima volta vengono riuniti Il Cristo giallo, Autoritratto con il Cristo giallo e Il Calvario bretone, tre opere appartenute a Gustave Fayet e alla sua cerchia di collezionisti del Midi francese, testimonianza del ruolo determinante svolto nella diffusione dell'opera dell'artista. La mostra restituisce inoltre al pubblico il monumentale ciclo decorativo di Odilon Redon composto da Le Jour, La Nuit e Le Silence, realizzato per la biblioteca dell'Abbazia di Fontfroide. Conservato per oltre un secolo in un contesto privato, il complesso viene presentato integralmente al grande pubblico, offrendo una nuova lettura del dialogo tra il simbolista francese e il suo principale mecenate.
Ma la vera novità del progetto riguarda proprio Gustave Fayet artista. Oltre 325 sue opere, molte restaurate e mai esposte, raccontano una figura che attraversa senza gerarchie pittura, arti decorative e design. Dalle ceramiche realizzate con Louis Paul alle celebri acquerelli su carta assorbente, fino ai tappeti dell'Atelier de la Dauphine e alle collaborazioni con protagonisti della moda come Paul Poiret, Jacques Doucet e Jeanne Lanvin, emerge un autore capace di interpretare il passaggio dall'Art Nouveau all'Art Déco come un'unica ricerca sul rapporto tra arte e vita quotidiana. Le campagne di restauro realizzate per l'occasione hanno inoltre permesso di recuperare tappeti monumentali, cartoni preparatori e una serie di abiti storici ispirati ai suoi motivi decorativi, restituendo un patrimonio finora rimasto disperso o inaccessibile.
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