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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliChe cosa resta della scultura quando la materia perde consistenza? È la domanda che attraversa da oltre mezzo secolo il lavoro di Fujiko Nakaya, pioniera delle Fog Sculptures, protagonista fino al 14 settembre 2026 della Rotonda della Bourse de Commerce di Parigi con Cloud #07156, un intervento che trasforma uno degli spazi più iconici del museo in un paesaggio in continua metamorfosi.
L'installazione, presentata nell'ambito della mostra Clair-obscur, non aggiunge un oggetto allo spazio espositivo. Lo modifica radicalmente. Una fitta nube di minuscole gocce d'acqua invade infatti il grande cilindro progettato da Tadao Ando, avvolgendo visitatori e architettura in un ambiente dove le forme appaiono e scompaiono continuamente.
La nebbia non è una metafora. È il materiale dell'opera. Nata a Tokyo nel 1933, Fujiko Nakaya è una delle figure più influenti dell'arte ambientale contemporanea. Dopo gli studi in pittura, negli anni Sessanta abbandona il linguaggio tradizionale per interrogarsi sui fenomeni atmosferici come materia artistica. Nel 1969, insieme all'ingegnere americano Thomas Mee, sviluppa un sistema capace di produrre nebbia attraverso pompe ad alta pressione e microscopici ugelli che nebulizzano acqua pura, senza ricorrere ad alcun additivo chimico.
Nasce così una delle ricerche più radicali del secondo Novecento, nella quale la scultura rinuncia definitivamente alla solidità della materia per assumere la forma di un fenomeno naturale instabile, imprevedibile e irripetibile. Ogni Fog Sculpture è infatti concepita per un luogo specifico. Temperatura, umidità, correnti d'aria, luce e presenza del pubblico modificano continuamente l'opera, che non può mai essere identica a sé stessa.
Alla Bourse de Commerce questa ricerca incontra un'architettura altrettanto rigorosa. Il cilindro di cemento realizzato da Tadao Ando dialoga con la storica Rotonda ottocentesca, dominata dalla grande cupola e dal celebre panorama dipinto che ne percorre la parte superiore. Nakaya interviene proprio su questo dispositivo visivo.
La nebbia diventa un filtro che interrompe la possibilità di osservare lo spazio nella sua interezza. Ogni prospettiva viene continuamente alterata. Le figure dei visitatori emergono e scompaiono, i contorni dell'architettura si dissolvono, il museo perde temporaneamente la propria geometria.
L'opera mette così in crisi uno dei principi fondamentali dello spazio espositivo: la visibilità. Come osserva la storica dell'arte Anne-Marie Duguet nel catalogo della mostra, la nube costruisce una sorta di "anti-panopticon", un ambiente in cui non esiste più uno sguardo dominante né un punto di osservazione privilegiato. Lo spettatore è costretto a muoversi dentro l'opera, accettando una condizione percettiva fatta di continue apparizioni e sparizioni. Dal balcone superiore il punto di vista cambia nuovamente. La Rotonda si trasforma in un vasto mare di nuvole, dove il vapore disegna volumi in costante evoluzione. È da questa prospettiva che emerge con maggiore chiarezza il carattere scultoreo dell'intervento: una massa senza peso che costruisce e dissolve continuamente lo spazio.
L'opera sintetizza alcuni dei temi che hanno attraversato tutta la ricerca di Nakaya. La relazione tra arte e scienza, la collaborazione con l'ingegneria, l'attenzione ai processi naturali e una riflessione sulla crisi dell'oggetto artistico tradizionale. La sua pratica anticipa molte delle ricerche contemporanee dedicate all'immaterialità, all'esperienza e all'interazione tra opera e pubblico.
Sophie Seydoux
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